ADHD e scuola: quando l’alleanza tra insegnanti e famiglia diventa una risorsa

La scuola rappresenta uno dei principali contesti di crescita per tutti i bambini e gli adolescenti; è, infatti, il luogo in cui i giovanissimi apprendono le svariate discipline oggetto di studio, ma anche nuove competenze relazionali nonché strategie di autoregolazione emotiva e dove potenziano, inoltre, la fiducia nelle proprie capacità, cognitive e relazionali. Per questo motivo, la qualità del rapporto tra gli insegnanti, la famiglia e lo studente assume un’importanza fondamentale nel favorire il benessere e lo sviluppo del ragazzo lungo tutto il percorso di studi. Tutto ciò può avere ancora maggior salienza nel caso di uno studente con ADHD.

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da disattenzione, impulsività e, in alcuni casi, iperattività, ma può anche essere considerato una neurodivergenza (una diversa modalità della mente di relazionarsi con il mondo). Le peculiaricaratteristiche dell’ADHD possono influenzare il funzionamento scolastico dell’individuo, rendendo più difficili l’organizzazione del lavoro di studio, il mantenimento dell’attenzione, il rispetto dei turni di parola e la gestione delle emozioni. Proprio per questo, il modo in cui tali difficoltà vengono comprese e affrontate dagli adulti di riferimento può fare una differenza sostanziale nel percorso di crescita e di studio dello studente.

La ricerca scientifica ci mostra che gli alunni e gli studenti con ADHD sperimentano con maggior frequenza rispetto ai coetanei relazioni conflittuali con gli insegnanti e livelli inferiori di vicinanza emotiva. Una recente meta-analisi ha evidenziato come la relazione  insegnante-studente sia strettamente associata non soltanto ai comportamenti osservabili, ma anche al benessere psicologico e all’adattamento scolastico dell’alunno (MacLean et al., 2023), mettendo, così, in luce l’importanza di un rapporto basato sulla fiducia reciproca.

Da una prospettiva sistemico-familiare, questi dati raccolti dagli studi scientifici ci invitano a spostare lo sguardo dalla  domanda che per prima si presenta alla nostra mente: “Che cosa non funziona in questo ragazzo?” a una domanda più ampia, ma, soprattutto meno stigmatizzante e più complessa: “Che cosa accade nella relazione tra questo ragazzo e il suo contestoscolastico e familiare?”. Ogni comportamento, infatti, acquista un determinato significato all’interno delle relazioni in essere. Per esempio, un ragazzo che interrompe frequentemente la lezione può suscitare nell’insegnante sentimenti di frustrazione e rabbia; queste emozioni possono così tradursi in richiami sempre più frequenti e severi; mentre lo studente, sentendosi continuamente corretto e sgridato, può aumentare la propria oppositività o perdere sempre più la motivazione allo studio… tutto questoalimenta un circolo relazionale disfunzionale che non fa cherafforzare le difficoltà iniziali e creare conflitti.

L’approccio sistemico considera i processi come quello riportato nell’esempio delle dinamiche circolari, nelle quali ciascun comportamento di uno influenza quello dell’altro e contribuisce a mantenere attivo il circolo relazionale. Nessuno è “colpevole di quanto accade ma è importante che le persone prendano consapevolezza del loro modo di comunicare, in modo da poter innescare un cambiamento che possa spezzare il circolo vizioso. Il contesto, quindi, può rappresentare un fattore di rischio oppure una potente risorsa protettiva. Gli insegnanti possono rivestire un  ruolo privilegiato nel promuovere un cambiamento positivo; sono numerosi gli studi che dimostrano che una relazione educativa positiva migliora significativamente la partecipazione scolastica, favorisce il senso di appartenenza alla classe e contribuisce allo sviluppo dell’autoregolazione emotiva e comportamentale degli studenti con ADHD (MacLean et al., 2023). Va sottolineato che la qualità della relazione educativa nondipende dall’assenza di regole; al contrario, gli studenti con ADHD beneficiano di ambienti prevedibili, strutturati e coerenti. Routine stabili, consegne formulate in modo chiaro, istruzioni suddivise in passaggi semplici e feedback tempestivi consentono al ragazzo di orientarsi meglio nelle richieste scolastiche e di non “perdersi” lungo il percorso. Altrettanto importante risulta il modo in cui viene restituito il feedback da parte dell’insegnante, ma anche del genitore. Concentrarsi esclusivamente sugli errori rischia, infatti, di consolidare un’immagine negativa di sé nel ragazzo e di aumentare sentimenti di frustrazione e impotenza; mentre riconoscere anche i più piccoli progressi compiuti accrescela motivazione e l’impegno, rafforza il senso di autoefficacia e rende più probabile la comparsa dei comportamenti desiderati.

Le evidenze scientifiche ci mostrano, inoltre, che gli interventi rivolti agli insegnanti possono migliorare la gestione dei comportamenti esternalizzanti, incrementare le competenze educative dei docenti e favorire un clima di classe più positivo (Aldabbagh et al., 2024).

Dal punto di vista sistemico, un altro elemento fondamentale è la costruzione di un’alleanza educativa tra scuola e famiglia. Quando genitori e insegnanti comunicano prevalentemente nei momenti di difficoltà, il rischio è che la relazione si basi sul problema anziché sulle risorse, ma condividere regolarmente osservazioni, strategie efficaci e piccoli successi permette di costruire una buona fiducia reciproca e un’adeguata continuità educativa. L’obiettivo è quello di condividere degli obiettivi comuni e di riconoscersi reciprocamente come partner nella crescita e nello sviluppo del ragazzo, non certo quello di sovrapporre ruoli o competenze diverse. Una collaborazione efficace riduce il rischio di messaggi contraddittori e offre allo studente un contesto più prevedibile e rassicurante, che gli permette di dedicarsi all’apprendimento in maniera più serena.

Lo psicologo psicoterapeuta può svolgere efficacemente una funzione di collegamento tra i diversi sistemi coinvoltinell’educazione e nello sviluppo del ragazzo con ADHD. Attraverso i colloqui con la famiglia, gli incontri con gli insegnanti e i momenti di consulenza condivisa, è possibile, infatti, favorire una lettura meno giudicante dei comportamenti, valorizzare le risorse di ciascuno e promuovere strategie realmente personalizzate ed efficaci. Vale la pena ricordare che non esiste una strategia valida per tutti gli studenti con ADHD: ogni bambino e ogni adolescente possiedono caratteristiche cognitive, emotive e relazionali uniche, che vanno sempre tenute in considerazione. Per questo motivo, gli interventi più efficaci sono quelli costruiti proprio a partire dall’osservazione della persona, delle sue competenze e del contesto in cui vive e in cui studia.

Come sottolineano DuPaul e Stoner (2014), gli studenti con ADHD ottengono i risultati migliori quando gli interventi scolastici sono precoci, strutturati, individualizzati e realizzati attraverso una collaborazione costante tra scuola, famiglia e professionisti: nessun intervento isolato, per quanto ben studiato,può produrre risultati duraturi senza una rete educativa capace di condividere obiettivi e responsabilità. Costruire un’alleanza tra insegnanti, famiglia e professionisti significa, quindi, promuovere, oltre al rendimento scolastico, anche il benessere psicologico, la resilienza e lo sviluppo armonico del ragazzo con ADHD.

Riferimenti bibliografici

Aldabbagh, R., Glazebrook, C., Sayal, K., & Daley, D. (2024). Systematic review and meta-analysis of the effectiveness of teacher-delivered interventions for externalizing behaviors. Journal of Behavioral Education, 33(1), 1–30. https://doi.org/10.1007/s10864-022-09491-4

DuPaul, G. J., & Stoner, G. (2014). ADHD in the schools: Assessment and intervention strategies (3rd ed.). Guilford Press.

MacLean, J., Krause, A., & Rogers, M. A. (2023). The student–teacher relationship and ADHD symptomatology: A meta-analysis. Journal of School Psychology, 99, 101217. https://doi.org/10.1016/j.jsp.2023.04.007.

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