Allenare le funzioni esecutive nell’ADHD funziona davvero?

Negli ultimi anni, i training di potenziamento delle funzioni esecutive sono diventati sempre più popolari nel trattamento dei bambini con ADHD; l’idea di base è, in effetti, molto convincente: se le difficoltà come disattenzione, impulsività e scarsa pianificazione sono legate a un funzionamento inefficace dei sistemi esecutivi, allora allenare queste abilità dovrebbe produrre miglioramenti significativi anche nella vita quotidiana del bambino.

Ma cosa ci dice davvero la ricerca scientifica?

Le funzioni esecutive comprendono un insieme di processi cognitivi fondamentali, di cui fanno parte la memoria di lavoro, il controllo inibitorio e la flessibilità cognitiva. Queste abilità sono determinanti per gestire comportamenti complessi, organizzare le attività e adattarsi alle richieste dell’ambiente esterno, in particolare quello scolastico (Diamond & Ling, 2016). Nei bambini con ADHD, tali funzioni risultano spesso compromesse, cosa che contribuisce in modo significativo alle difficoltà che essi riscontrano e che i genitori e gli insegnanti spesso osservano.

Sono numerosi gli studi che hanno indagato l’efficacia dei training cognitivi mirati a potenziare queste abilità; alcuni risultati sono effettivamente incoraggianti: i bambini che partecipano ad alcuni programmi specifici mostrano effettivi miglioramenti nelle prestazioni dei compiti direttamente allenati, in particolare nella memoria di lavoro e nell’attenzione (Klingberg, 2010; Re et al., 2015). Questo suggerisce che le funzioni esecutive possiedono una certa plasticità e possono essere potenziate attraverso esercizi mirati. Tuttavia, quando si allarga lo sguardo oltre il contesto del training, emergono anche importanti limiti. Una delle principali criticità riguarda la cosiddetta “generalizzazione” o transfer, cioè la capacità di trasferire le competenze apprese a situazioni nuove, più complesse e meno strutturate. Le metanalisi disponibili indicano, infatti, che, sebbene i miglioramenti nei compiti specifici siano abbastanza consistenti, le evidenze di un trasferimento significativo alla vita quotidiana o al rendimento scolastico sono deboli oppure inconsistenti (Melby-Lervåg & Hulme, 2013; Rapport et al., 2013). In altre parole, un bambino può diventare più bravo in un esercizio computerizzato di memoria di lavoro, senza che questo si traduca automaticamente in una maggiore capacità di organizzare lo zaino, portare a termine i compiti o seguire le istruzioni dell’insegnante in classe. L’aspetto della generalizzazione, quindi, rappresenta uno dei punti più discussi e critici nella letteratura su questo tema.

Anche le revisioni specifiche sull’ADHD chiedono cautela nei confronti dei risultati. Per esempio, una metanalisi condotta su trial randomizzati evidenzia miglioramenti modesti sulle misure neuropsicologiche ed effetti limitati sui sintomi comportamentali osservati nella vita reale (Cortese et al., 2015). Allo stesso modo, altre review sottolineano che i benefici tendono a essere più evidenti se vengono misurati con degli strumenti simili a quelli utilizzati nel training, cosa che suggerisce la presenza di un effetto “vicino” più che l’instaurarsi di cambiamenti funzionali globali nell’individuo (Shuai et al., 2017).

Un ulteriore elemento da considerare riguarda, infine, la natura stessa delle funzioni esecutive. Questi processi, infatti, non operano in isolamento, ma sono profondamente intrecciati con aspetti motivazionali, emotivi e ambientali. Di conseguenza, allenare una singola componente in un contesto artificiale potrebbe non essere sufficiente per produrre dei cambiamenti significativi nei contesti reali e di vita quotidiana, che richiedono, invece, l’integrazione di svariate abilità (Diamond & Ling, 2016).

Alla luce di queste evidenze, appare sempre più chiaro che i training sulle funzioni esecutive possono rappresentare uno strumento utile, ma non risolutivo se utilizzato da solo; il loro potenziale sembra, però, aumentare quando essi vengono inseriti all’interno di interventi più ampi e integrati, che includano, per esempio, dei parent training e l’insegnamento di strategie comportamentali nonché il suggerimento di adattamenti adeguati nel contesto scolastico.

In particolare, per favorire la generalizzazione, è fondamentale lavorare su strategie che siano concrete ma anche trasferibili: insegnare al bambino a pianificare i compiti, utilizzare strumenti di supporto (come agende o checklist), suddividere le attività complesse e monitorare il proprio comportamento può fare la differenza, sia nel contesto scolastico che familiare. Questi approcci, più “ecologici”, dunque, risultano spesso più efficaci nel migliorare il funzionamento quotidiano rispetto al solo training cognitivo astratto.

Riferimenti bibliografici

Cortese, S., Ferrin, M., Brandeis, D., Buitelaar, J., Daley, D., Dittmann, R. W., … Sonuga-Barke, E. J. S. (2015). Cognitive training for attention-deficit/hyperactivity disorder: Meta-analysis of clinical and neuropsychological outcomes from randomized controlled trials. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 54(3), 164–174. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2014.12.010

Diamond, A., & Ling, D. S. (2016). Conclusions about interventions, programs, and approaches for improving executive functions that appear justified and those that, despite much hype, do not. Developmental Cognitive Neuroscience, 18, 34–48. https://doi.org/10.1016/j.dcn.2015.11.005

Klingberg, T. (2010). Training and plasticity of working memory. Trends in Cognitive Sciences, 14(7), 317–324. https://doi.org/10.1016/j.tics.2010.05.002

Melby-Lervåg, M., & Hulme, C. (2013). Is working memory training effective? A meta-analytic review. Developmental Psychology, 49(2), 270–291. https://doi.org/10.1037/a0028228

Rapport, M. D., Orban, S. A., Kofler, M. J., & Friedman, L. M. (2013). Do programs designed to train working memory, other executive functions, and attention benefit children with ADHD? A meta-analytic review. Clinical Psychology Review, 33(8), 1237–1252. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2013.08.005

Re, A. M., Capodieci, A., & Cornoldi, C. (2015). Effect of training focused on executive functions in preschoolers exhibiting ADHD symptoms. Frontiers in Psychology, 6, 1161. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2015.01161

Shuai, L., Daley, D., & Wang, Y.-F. (2017). Executive function training for children with attention deficit hyperactivity disorder. Chinese Medical Journal, 130(5), 549–558. https://doi.org/10.4103/0366-6999.200541. 

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