Disturbi del comportamento alimentare: una lettura sistemico–relazionale

I Disturbi del Comportamento Alimentare, o DCA, comprendono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da binge eating. Si tratta generalmente di quadri clinici complessi, in cui la relazione con il cibo, il corpo e il bisogno di controllo assume una funzione importantissima nella regolazione emotiva e identitaria della persona. La letteratura scientifica contemporanea sottolinea come i DCA non possano essere compresi in modo riduttivo come disturbi individuali, ma piuttosto, è necessario inquadrarli come fenomeni multifattoriali che emergono dall’interazione tra vulnerabilità biologiche, processi psicologici e contesti relazionali (Treasure et al., 2020; Rienecke et al., 2024).

Il ruolo del contesto familiare

Una recente revisione sistematica evidenzia che il funzionamento familiare è significativamente associato alla gravità dei sintomi sviluppati nell’individuo nei DCA, in particolare nell’anoressia nervosa (Rienecke et al., 2024); le difficoltà comunicative, la rigidità nei ruoli familiari o le tensioni relazionali, pur non potendo essere interpretate come cause dirette del disturbo, sono tutti elementi che possono contribuire al suo mantenimento nel tempo o alla sua modulazione. In ottica sistemico–relazionale, la famiglia è considerata un sistema in cui il sintomo assume spesso una funzione comunicativa e regolativa, piuttosto che un semplice comportamento disfunzionale del singolo; questa prospettiva ha senso anche nel caso dei DCA, come vedremo qui di seguito.

Il sintomo come funzione relazionale

All’interno dell’approccio sistemico, il comportamento alimentare disfunzionale può essere, dunque, letto come una forma di comunicazione implicita del disagio. In particolare, nei contesti evolutivi, il sintomo può diventare uno strumento attraverso cui la persona in via di sviluppo cerca di esprimere le sue difficoltà legate all’autonomia, alla regolazione emotiva o alla definizione del Sé nelle relazioni significative. Studi clinici sul funzionamento familiare nei DCA evidenziano come i pattern relazionali tendano a essere caratterizzati da interazioni circolari, in cui il sintomo contribuisce a stabilizzare equilibri familiari complessi, anche se disfunzionali (Eisler et al., 2016).

Evidenze sui trattamenti familiari

L’intervento familiare rappresenta uno dei trattamenti con maggiore supporto empirico per i DCA in età adolescenziale. La Family-Based Treatment (FBT) è attualmente considerata il trattamento di prima scelta per l’anoressia nervosa adolescenziale dalle principali linee guida internazionali (Lock & Le Grange, 2019). Questo approccio si basa sul coinvolgimento attivo della famiglia nel processo di cura e sulla temporanea centralità dei genitori nel supporto alla regolarizzazione dell’alimentazione della figlia o del figlio. Parallelamente, la terapia multifamiliare ha mostrato la sua efficacia nel migliorare i sintomi e nel favorire i processi di cambiamento relazionale, attraverso la condivisione dell’esperienza tra più nuclei familiari (Baudinet & Eisler, 2024) con un membro che soffre di un DCA.

Processi di cambiamento in ottica sistemica

La letteratura qualitativa sui trattamenti familiari evidenzia che il cambiamento nei DCA non avviene esclusivamente attraverso la riduzione dei sintomi, ma anche attraverso le trasformazioni dei processi relazionali.

Tra i fattori più rilevanti si possono osservare:

  1. Il miglioramento della comunicazione emotiva; 
  2. La riduzione della focalizzazione sul controllo del sintomo; 
  3. L’aumento della capacità di mentalizzazione; 
  4. La ridefinizione dei ruoli all’interno del sistema familiare (Cripps et al., 2024) 

Tutti questi elementi risultano coerenti con la prospettiva sistemico–relazionale, che interpreta il cambiamento proprio come un processo emergente dal sistema piuttosto che come un intervento lineare effettuato sul singolo individuo.

Implicazioni cliniche

In ottica sistemica, il trattamento dei DCA richiede una comprensione complessa del sintomo, che tenga conto delle interazioni tra individuo, famiglia e contesto socioculturale. L’obiettivo terapeutico non è, perciò, circoscritto alla riduzione del comportamento alimentare disfunzionale, ma va verso la promozione di nuove modalità relazionali più flessibili, una maggior regolazione emotiva e una ridefinizione condivisa dei significati legati al sintomo stesso.

È necessario tener presente che i Disturbi del Comportamento Alimentare rappresentano condizioni cliniche complesse che richiedono approcci integrati e multidimensionali, nonché più figure professionali che si occupino dell’individuo che ne soffre e della famiglia (medico, nutrizionista, psicoterapeuta ecc).

Riferimenti bibliografici 

Baudinet, J., & Eisler, I. (2024). Multi-family therapy for eating disorders across the lifespan. Current Psychiatry Reports, 26, 323–329.

Cripps, S., Serpell, L., & Pugh, M. (2024). Processes of change in family therapy for anorexia nervosa: A systematic review of qualitative evidence. Journal of Eating Disorders.

Eisler, I., Simic, M., Russell, G., & Dare, C. (2016). Family interaction in anorexia nervosa. European Eating Disorders Review, 24(4), 285–291.

Lock, J., & Le Grange, D. (2019). Treatment manual for anorexia nervosa: A family-based approach (2nd ed.). Guilford Press.

Rienecke, R. D., Trotter, X., & Jenkins, P. E. (2024). A systematic review of eating disorders and family functioning. Clinical Psychology Review, 112, 102462.

Treasure, J., Duarte, T. A., & Schmidt, U. (2020). Eating disorders. The Lancet, 395(10227), 899–911.

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