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ADHD, trattamenti innovativi ed evidenze scientifiche
giugno 12 @ 8:00 - 17:00

ADHD, trattamenti innovativi ed evidenze scientifiche
Negli ultimi anni la letteratura scientifica internazionale ha registrato un’evoluzione significativa nello studio del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), sia per quanto attiene alla comprensione dei meccanismi neuropsicologici che lo sottendono che per quanto riguarda lo sviluppo di eventuali nuovi strumenti di intervento. In ambito clinico, è fondamentale, però, mantenere un approccio aggiornato ma critico, distinguendo attentamente tra interventi supportati da solide evidenze scientifiche, pratiche emergenti e tecniche ancora in fase sperimentale, per quanto magari promettenti. Le attuali linee guida internazionali sottolineano l’importanza di un trattamento multimodale e integrato, in cui gli interventi vengono selezionati in base alle caratteristiche della persona, all’età e al livello di compromissione funzionale. Quest’articolo propone una sintesi aggiornata dei principali trattamenti innovativi per l’ADHD, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.
Terapie digitali e strumenti basati su app
Le terapie digitali (digital therapeutics) sono terapie che comprendono interventi strutturati, i quali sono erogati tramite applicazioni, software o piattaforme online, progettati sulla base di protocolli scientificamente validati. Le evidenze più recenti indicano che questi strumenti possono in effetti contribuire al miglioramento di alcune funzioni cognitive, in particolare l’attenzione sostenuta, la pianificazione e l’autoregolazione comportamentale; i benefici risultano più consistenti quando gli interventi vengono utilizzati con continuità e all’interno di un percorso terapeutico supervisionato (Liu et al., 2024). Un aspetto da non sottovalutare riguarda l’accessibilità: queste tecnologie, infatti, hanno il non piccolo pregio di poter favorire la continuità del trattamento anche al di fuori del setting clinico, aumentando, quindi, l’engagement dell’individuo, soprattutto se adolescente o giovane adulto.
Neurofeedback: un approccio in fase di valutazione
Il neurofeedback è una tecnica che permette di monitorare l’attività cerebrale in tempo reale e di favorire nell’individuo l’apprendimento di strategie di autoregolazione attraverso feedback visivi o uditivi. L’obiettivo di questa tecnica è di migliorare il controllo attentivo e ridurre l’impulsività; tuttavia, le revisioni sistematiche più rigorose evidenziano che i risultati degli studi e delle ricerche sin qui condotti sono eterogenei: quando vengono utilizzati disegni sperimentali controllati e misure in cieco, infatti, gli effetti risultano variabili e non sempre superiori ai controlli attivi o placebo (Cortese et al., 2016; Westwood et al., 2025). Alla luce delle attuali evidenze, il neurofeedback non è ancora considerato un trattamento di prima linea per l’ADHD, ma può essere valutato, previa attenta considerazione della condizione dell’individuo, come intervento complementare in specifici quadri clinici, all’interno di percorsi integrati e supervisionati.
Stimolazione cerebrale non invasiva
Le tecniche di neuromodulazione non invasiva, come la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS), rappresentano un ambito di crescente interesse e studio nella ricerca sull’ADHD. Questi interventi mirano a modulare l’attività di aree cerebrali coinvolte nelle funzioni esecutive e nei processi di autoregolazione (Salehinejad et al., 2019). Le evidenze al momento disponibili suggeriscono che queste tecniche possono favorire dei miglioramenti in alcune funzioni cognitive, come attenzione e controllo inibitorio, ma i risultati sono ancora eterogenei e non sufficientemente consolidati, pertanto, sono necessari ulteriori studi per attestarne l’efficacia; è per questo motivo che tali tecniche sono attualmente considerate promettenti ma sperimentali nel trattamento dell’ADHD.
Interventi integrati tra attività fisica e training cognitivo
Un ulteriore ambito di ricerca riguarda gli interventi che combinano l’attività fisica strutturata, il training cognitivo e gli strumenti digitali. Le evidenze scientifiche indicano, infatti, che l’esercizio fisico può avere un impatto positivo sulle funzioni esecutive e sulla regolazione emotiva; se integrato con un training attentivo, può contribuire al miglioramento dell’autoregolazione comportamentale, soprattutto nei bambini e negli adolescenti (Cerrillo – Urbina et al., 2015). Questo approccio riflette una visione sempre più integrata dell’ADHD, che considera significativa l’interazione tra dimensioni cognitive, emotive e corporee.
Intelligenza artificiale e prospettive diagnostiche
Parallelamente agli interventi terapeutici, anche la diagnosi dell’ADHD sta evolvendo, grazie anche all’impiego dell’intelligenza artificiale; alcuni studi stanno esplorando, infatti, l’utilizzo di algoritmi di machine learning applicati ai segnali EEG per identificare i pattern neurofisiologici associati a questo disturbo. I risultati preliminari sembrano promettenti e suggeriscono possibili sviluppi futuri verso strumenti di supporto alla diagnosi precoce e alla valutazione clinica (Cortese et al., 2019).
Le innovazioni nel trattamento dell’ADHD rappresentano sicuramente un ambito in rapida evoluzione, che offre nuove opportunità ma che richiede una lettura critica attenta e basata sulle evidenze più rigorose. È opportuno ricordare che le attuali linee guida internazionali (NICE, National Institute for Health and Care Excellence) sottolineano con chiarezza che il trattamento dell’ADHD deve basarsi prioritariamente su un approccio multimodale, che integri interventi farmacologici (quando indicati), psicoterapia e interventi psicoeducativi. In special modo, interventi come la psicoterapia, il parent training, il supporto alle competenze genitoriali e le strategie di intervento in ambito scolastico rappresentano ancora oggi i trattamenti di elezione per questo disturbo, perché sono efficaci nel migliorarne i sintomi principali nonché il funzionamento globale e la qualità della vita della persona (Sonuga – Barke et al., 2013). Vale quindi la pena notare che la direzione attuale della ricerca scientifica non va verso la sostituzione dei trattamenti tradizionali, ma, piuttosto, verso una loro integrazione sempre più mirata con strumenti innovativi, con l’obiettivo di una presa in carico personalizzata, multidimensionale e basata sulle evidenze scientifiche più aggiornate.
Bibliografia di riferimento:
Cerrillo-Urbina, A. J., García-Hermoso, A., Sánchez-López, M., Pardo-Guijarro, M. J., Santos Gómez, J. L., & Martínez-Vizcaíno, V. (2015). The effects of physical exercise in children with attention deficit hyperactivity disorder: A systematic review and meta-analysis of randomized control trials. Child: Care, Health and Development, 41(6), 779–788. https://doi.org/10.1111/cch.12255
Cortese, S., Adamo, N., Del Giovane, C., Mohr-Jensen, C., Hayes, A. J., Carucci, S., … Cipriani, A. (2018). Comparative efficacy and tolerability of medications for attention-deficit hyperactivity disorder in children, adolescents, and adults: A systematic review and network meta-analysis. The Lancet Psychiatry, 5(9), 727–738. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(18)30269-4
Cortese, S., Ferrin, M., Brandeis, D., Holtmann, M., Aggensteiner, P.-M., Daley, D., … European ADHD Guidelines Group. (2016). Neurofeedback for attention-deficit/hyperactivity disorder: Meta-analysis of clinical and neuropsychological outcomes. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 55(6), 444–455. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2016.03.007
Cortese, S., & Castellanos, F. X. (2019). Neuroimaging of attention-deficit/hyperactivity disorder: Current status and future directions. Current Psychiatry Reports, 21, 15. https://doi.org/10.1007/s11920-019-1009-3
Faraone, S. V., et al. (2021). The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 evidence-based conclusions about ADHD. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 128, 789–818. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2021.01.022
National Institute for Health and Care Excellence. (2018). Attention deficit hyperactivity disorder: Diagnosis and management (NG87). https://www.nice.org.uk/guidance/ng87
Salehinejad, M. A., Ghanavati, E., Rashid, M. H., & Nitsche, M. A. (2019). Transcranial direct current stimulation in attention-deficit/hyperactivity disorder: A systematic review and meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 96, 79–90. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2018.10.010
Sonuga-Barke, E. J. S., Brandeis, D., Cortese, S., Daley, D., Ferrin, M., Holtmann, M., … Sergeant, J. (2013). Nonpharmacological interventions for attention-deficit/hyperactivity disorder: Systematic review and meta-analyses of randomized controlled trials. American Journal of Psychiatry, 170(3), 275–289. https://doi.org/10.1176/appi.ajp.2012.12070991
Westwood, S. J., Aggensteiner, P.-M., Kaiser, A., Nagy, P., Donno, F., Merkl, D.; Cortese, S. (2025). Neurofeedback for attention-deficit/hyperactivity disorder: A systematic review and meta-analysis. JAMA Psychiatry, 82(2), 118–129. https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2024.3702.
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