Gaslighting e Disturbo narcisistico di personalità
«Non ti ricordi bene, forse ti sei confusa…», «Le cose non sono andate così…», «Stai esagerando come al solito»…
Frasi come queste possono sembrare innocue espressioni della quotidianità, che talvolta tutti utilizziamo quando ci troviamo in disaccordo su un ricordo o sulla rilevanza di un evento. Tuttavia, quando vengono impiegate in modo intenzionale e ripetuto con lo scopo di influenzare la percezione, il comportamento o lo stato emotivo di un’altra persona, si entra nel campo del gaslighting.
Il termine anglosassone deriva dal dramma teatrale Gas Light di Patrick Hamilton (1938) e dai successivi adattamenti cinematografici. Nella trama, il marito manipola l’ambiente e la percezione della moglie per convincerla di essere impazzita, così da appropriarsi dei gioielli da lei ereditati. Da allora, il concetto è stato ripreso in ambito psicologico e sociologico per descrivere una forma particolarmente sottile di manipolazione e abuso emotivo (Abramson, 2014; Sweet, 2019).
Il gaslighting consiste nello screditare sistematicamente le sensazioni, le emozioni, i ricordi e le percezioni della vittima, portandola progressivamente a dubitare di sé stessa, della propria affidabilità cognitiva e addirittura della sua sanità mentale. Proprio per questa sua natura indiretta e insinuante, è considerato una forma di violenza psicologica che può produrre conseguenze significative sulla salute psicofisica di chi la subisce (Dorpat, 1994; Sweet, 2019).
Sebbene il fenomeno emerga con maggiore frequenza nelle relazioni di coppia, il gaslighting può manifestarsi anche in altri contesti relazionali: in ambito lavorativo, attraverso lo screditamento costante delle competenze; in ambito familiare, quando le percezioni e le emozioni del bambino vengono sistematicamente invalidate, disconosciute; e persino in ambito sanitario, qualora i sintomi riportati dal paziente vengano ripetutamente minimizzati o non creduti (Abramson, 2014).
Dal punto di vista relazionale, il gaslighting tende a insinuarsi in rapporti già avviati. Nelle fasi iniziali, il gaslighter appare spesso premuroso, attento e affidabile, favorendo un clima di fiducia. Successivamente, la manipolazione della realtà diventa progressiva: proprio perché la vittima ha imparato a fidarsi, finisce per mettere in discussione sé stessa più che l’altro. Questo meccanismo rende il gaslighting particolarmente pervasivo e destabilizzante.
Gaslighting e narcisismo
Il gaslighting non costituisce una diagnosi clinica, ma la letteratura scientifica mostra come alcuni tratti di personalità possano favorire l’utilizzo di strategie manipolative nelle relazioni. In particolare, numerosi studi hanno evidenziato una connessione tra il gaslighting e i tratti della cosiddetta “triade oscura” della personalità: narcisismo, machiavellismo e psicopatia (Christie et al., 2023).
Per quanto riguarda il disturbo narcisistico di personalità (NPD), il DSM5 lo descrive come un pattern pervasivo caratterizzato da grandiosità, bisogno di ammirazione, sfruttamento interpersonale e marcata carenza di empatia (American Psychiatric Association, 2013). In questo quadro, il ricorso a tattiche manipolative può rappresentare un mezzo funzionale al mantenimento del controllo relazionale e alla protezione dell’immagine di sé.
La ricerca distingue inoltre tra narcisismo grandioso o overt e narcisismo vulnerabile o covert (Pincus & Lukowitsky, 2010). Il primo è associato a sicurezza ostentata, dominanza e senso di superiorità; il secondo a fragilità dell’autostima, ipersensibilità alla critica e sentimenti di vergogna. Entrambe le configurazioni, sebbene con modalità differenti, possono essere collegate all’uso del gaslighting come strategia difensiva.
Uno studio recente ha mostrato come l’accettazione e l’utilizzo del gaslighting nelle relazioni intime emergano soprattutto all’interno di dinamiche di potere e controllo (Christie et al., 2023). In particolare, il narcisismo, soprattutto nella sua forma vulnerabile, risulta associato alla tendenza a negare responsabilità, minimizzare l’impatto delle proprie azioni e spostare la colpa sull’altro per proteggere un Sé fragile (Pincus & Lukowitsky, 2010).
In una prospettiva sistemicofamiliare, il gaslighting può essere letto come una strategia relazionale disfunzionale volta a ristabilire un equilibrio di potere asimmetrico: invalidando l’esperienza dell’altro, il soggetto narcisisticamente organizzato preserva la propria posizione dominante e riduce il rischio di confrontarsi con limiti, errori o vissuti di vergogna; può anche essere compreso come una modalità relazionale che si struttura e si mantiene all’interno di un sistema. L’attenzione non è posta esclusivamente sul “chi fa cosa”, bensì sulle sequenze interattive ricorsive che regolano il funzionamento della relazione (Minuchin, 1974; Bowen, 1978).
All’interno di sistemi caratterizzati da una forte asimmetria di potere, il gaslighting può funzionare come una strategia di regolazione della distanza emotiva e di mantenimento dello status quo. L’invalidazione dell’esperienza dell’altro consente al soggetto dominante di preservare il controllo e di evitare il confronto con contenuti emotivi percepiti come minacciosi, quali vulnerabilità, fallimento o vergogna, elementi che sono spesso centrali nei funzionamenti narcisistici (Pincus & Lukowitsky, 2010).
Dal punto di vista circolare, la progressiva perdita di fiducia della vittima nelle proprie percezioni rafforza la dipendenza relazionale e conferma implicitamente la posizione di superiorità dell’altro, alimentando un circolo vizioso auto-rinforzante: più la vittima dubita di sé, più il gaslighter si legittima come unico depositario della “verità” relazionale. In questo senso, il gaslighting è anche un pattern comunicativo che organizza ruoli rigidi e complementari all’interno del sistema.
Nei contesti familiari, tali dinamiche possono estendersi nel tempo e coinvolgere più generazioni, favorendo processi di triangolazione, alleanze sbilanciate e confini diffusi o eccessivamente rigidi (Minuchin, 1974). Nei figli, l’invalidazione cronica delle emozioni e delle percezioni può interferire con lo sviluppo di un Sé differenziato e di una fiducia di base nelle proprie esperienze interne (Bowen, 1978).
Il lavoro clinico, in questa cornice, mira a rendere visibili le regole implicite del sistema, favorendo la ridefinizione dei confini, l’aumento della differenziazione del Sé e l’interruzione delle sequenze comunicative disfunzionali. Il riconoscimento del gaslighting diventa così un passaggio fondamentale non solo per la tutela della vittima, ma per una possibile riorganizzazione più funzionale dell’intero sistema relazionale.
Conseguenze sulla vittima
Gli effetti del gaslighting sulla vittima sono molteplici e clinicamente rilevanti. Tra i più frequenti si riscontrano ansia, depressione, abbassamento dell’autostima, confusione mentale, senso di colpa e riduzione delle performance lavorative, fino a veri e propri quadri di stress cronico e burnout (Sweet, 2019). La progressiva perdita di fiducia nelle proprie percezioni favorisce una dipendenza psicoemotiva dal manipolatore, al quale la vittima finisce per affidare l’interpretazione della realtà e dei propri stati interni.
Riconoscere di essere vittima di gaslighting non è semplice. Un primo passo consiste nel chiedersi se la relazione — di coppia, familiare o professionale — sia fonte di benessere oppure di disagio persistente, ansia e sofferenza. Da qui può avviarsi un percorso di chiarificazione emotiva e, se necessario, di supporto psicologico, finalizzato all’elaborazione del trauma relazionale, alla presa di consapevolezza delle dinamiche manipolative, alla ridefinizione dei confini e al rafforzamento dell’autostima.
Riferimenti bibliografici
Abramson, K. (2014). Turning up the lights on gaslighting. Philosophical Perspectives, 28(1), 1–30.
American Psychiatric Association. (2013). DSM5. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). APA.
Christie, S. M., Jones, D. N., & Hare, R. D. (2023). Gaslighting and the Dark Tetrad: Associations with intimate partner manipulation. Journal of Family Violence.
Dorpat, T. L. (1994). On the double whammy and gaslighting. Psychoanalysis & Psychotherapy, 11, 91–108.
Hamilton, P. (1938). Gas Light. London: Constable.
Pincus, A. L., & Lukowitsky, M. R. (2010). Pathological narcissism and narcissistic personality disorder. Annual Review of Clinical Psychology, 6, 421–446.
Sweet, P. L. (2019). The sociology of gaslighting. American Sociological Review, 84(5), 851–875.
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