Perché un sintomo individuale parla sempre di relazioni: la prospettiva sistemico-relazionale

Nel lavoro clinico con individui e famiglie, è bene ribadirlo, spesso emerge un tema centrale: quasi mai un disagio psicologico “appartiene” a una sola persona. Secondo l’approccio sistemico-relazionale, sviluppato a partire dalla teoria generale dei sistemi, la sofferenza e il disagio, infatti, non sono un’entità isolata appartenente all’intrapsichico dell’individuo, ma una manifestazione delle dinamiche relazionali del sistema in cui l’individuo stesso è inserito (Von Bertalanffy, 1968). In altre parole, il sintomo che manifesta una persona è spesso la punta di un iceberg che fa capo a relazioni significative che non funzionano in modo adattivo, e che meritano attenzione e, possibilmente, cura. 

L’idea di “paziente designato” è centrale nella psicoterapia sistemico-relazionale: il membro della famiglia che presenta il sintomo, però, non è semplicemente la persona “malata” ma colui o colei che esprime una difficoltà dell’intero sistema familiare. In questo senso, guardare al solo comportamento individuale rischia, quindi, di far perdere di vista i contesti relazionali che mantengono la sofferenza senza che nessuno, all’interno della famiglia, sia consapevole di cosa effettivamente stia contribuendo alla dinamica problematica. 

La famiglia come sistema: non una somma di individui, ma una rete di relazioni

La psicoterapia familiare considera la famiglia come un sistema interconnesso, nel quale i modelli di comunicazione, i ruoli e le regole implicite influenzano il funzionamento di ciascun membro e il suo comportamento. Ogni cambiamento in una parte del sistema produce effetti a catena sugli altri membri, e ogni sintomo può essere letto come un segnale di adattamento non riuscito. In questo modo, la sofferenza individuale diventa un’opportunità di comprendere e trasformare dinamiche relazionali più ampie. 

Un esempio clinico concreto si può ricavare dai disturbi dell’età evolutiva: bambini o adolescenti possono presentare sintomi comportamentali o emotivi che sembrano appartenere solo a loro, ma indagando il contesto familiare si scoprono pattern di interazione poco funzionali (Carr, 2014). Le evidenze scientifiche ci indicano, inoltre, che gli interventi sistemici che coinvolgono la famiglia migliorano la qualità delle relazioni e la gestione delle difficoltà (Carr, 2025). 

Perché è importante coinvolgere la famiglia nel percorso psicoterapico

Affrontare un percorso soltanto individuale, quando sintomi e malesseri hanno origine nelle relazioni, può portare a risultati parziali o temporanei. Invece, un approccio che interessa l’intero sistema:

  1. permette di comprendere il significato relazionale del sintomo, non soltanto la sua manifestazione clinica;
  2. favorisce la consapevolezza di modelli interattivi che mantengono il disagio nel tempo, come processi comunicativi disfunzionali o ruoli rigidi;
  3. stimola l’adattamento del sistema alle esigenze evolutive di ciascun membro, evitando che la sofferenza individuale diventi un “contenitore” di tensioni non espresse da tutto il nucleo;
  4. promuove cambiamenti concreti nella qualità delle relazioni familiari, che, a loro volta, favoriscono il benessere psicologico di ciascuno. 

In termini clinici, l’obiettivo non è, quindi, “eliminare” il sintomo come fattore puramente individuale, ma restituirgli significato all’interno delle relazioni, permettendo alla famiglia di riconoscere e trasformare le dinamiche disfunzionali che lo mantengono in vita. Questo approccio non soltanto supporta chi manifesta il disagio, ma può ridurre l’impatto emotivo della sofferenza su tutti i membri, migliorando la comunicazione, la coesione e la capacità di affrontare le crisi evolutive di tutto il sistema. 

Evidenza scientifica e benefici clinici

La letteratura scientifica a sostegno della psicoterapia familiare sistemica è ampia. Metanalisi e revisioni di studi clinici evidenziano che gli interventi familiari migliorano l’efficacia del trattamento per diverse difficoltà psicologiche, tra cui i disturbi alimentari, i problemi comportamentali e i sintomi emotivi degli adolescenti, con effetti positivi sulla qualità delle relazioni e sulla funzionalità del nucleo familiare nel tempo (Carr, 2014). Inoltre, è stato osservato che la partecipazione della famiglia alla terapia riduce il rischio di abbandono del percorso terapeutico e aumenta la compliance al trattamento, aspetti fondamentali per raggiungere risultati consolidati nel lungo periodo (Berry et al., 2023). 

In sintesi, un percorso che includa tutto il sistema familiare permette di trasformare il sintomo da “problema da risolvere” in opportunità per la trasformazione relazionale, offrendo a ciascun membro del nucleo familiare la possibilità di crescere, di evolvere e di costruire relazioni più sane e consapevoli, con ripercussioni positive sul clima familiare.

Riferimenti bibliografici:

Asen, E. (2002). Outcome research in family therapy. Advances in Psychiatric Treatment, 8, 3–10. https://doi.org/10.1192/apt.8.1.3.

Berry, K. R., Gliske, K., Schmidt, C., Ballard, J., Killian, M., & Fenkel, C. (2023). The impact of family therapy participation on youths and young adult engagement and retention in a telehealth intensive outpatient program: Quality improvement analysis. JMIR Formative Research, 7, https://doi.org/10.2196/45305 

Carr, A. (2014). The evidence base for family therapy and systemic interventions for child-focused problems. Journal of Family Therapy, 36(2), 107–157. https://doi.org/10.1111/1467-6427.12032. 

Carr, A. (2014). The evidence base for couple therapy, family therapy and systemic interventions for adult-focused problems. Journal of Family Therapy, 36(2), 158–194. https://doi.org/10.1111/1467-6427.12033.

Carr, A. (2024). Family therapy and systemic interventions for child-focused problems: The evidence base. Journal of Family Therapy, 47(1),  https://doi.org/10.1111/1467-6427.12476. 

von Bertalanffy, L. (1968). General system theory. New York, NY: Braziller. 

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