Gli adolescenti di oggi stanno crescendo in un contesto sociale profondamente diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti; la diffusione delle tecnologie digitali, l’accesso continuo alle informazioni online, i cambiamenti nei modelli educativi e psicopedagogici, l’avvento delle IA, nonché le recenti crisi politiche ed economiche globali che hanno investito anche il nostro Paese, hanno contribuiscono a ridefinire il modo in cui i ragazzi e le ragazze costruiscono la propria identità e affrontano il loro lungo percorso verso l’età adulta. Tuttavia, al di là delle trasformazioni culturali e tecnologiche sempre più frenetiche, i bisogni fondamentali dell’adolescenza rimangono gli stessi: sentirsi riconosciuti nel proprio modo di essere, sviluppare un buon senso di appartenenza, conquistare progressivamente l’autonomia a cui anelano e costruire relazioni significative e soddisfacenti. L’adolescenza continua a rappresentare, dunque, una fase di intensa riorganizzazione personale, emotiva e relazionale che, nella nostra società, dura molti anni. 

       Nell’ultimo periodo l’attenzione pubblica si è concentrata soprattutto sull’impatto dei social media e delle tecnologie digitali sul benessere psicologico dei giovani: stare molte ore a “scrollare” online influisce sull’attenzione? Essere bombardati da video di ogni tipo impatta sull’empatia e sulla sensibilità personale? Sebbene sia comprensibile interrogarsi sugli effetti di questi strumenti, la ricerca scientifica invita a evitare interpretazioni semplicistiche che possono portare soltanto ad altre ugualmente semplicistiche risposte. Una recente revisione pubblicata su Nature Reviews Psychology evidenzia come la relazione tra uso dei social media e salute mentale sia in realtà complessa e dipenda da molteplici fattori individuali, familiari e contestuali che si intrecciano tra loro (Orben et al., 2024). Non tutti gli adolescenti, infatti, vivono le esperienze digitali allo stesso modo e non è possibile attribuire automaticamente al tempo trascorso online effetti positivi o negativi tout court. I social media possono in effetti rappresentare ottime occasioni di apprendimento, socializzazione e sperimentazione identitaria, ma possono anche amplificare dinamiche di confronto o conflitto sociale, esclusione, ricerca di approvazione, cyberbullismo, ghosting ecc. Comprendere il significato che tali esperienze possono assumere per il singolo adolescente è spesso più utile che concentrarsi esclusivamente sulla quantità di tempo che trascorre davanti a uno schermo.

     Accanto alle sfide legate al mondo digitale, le più recenti rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano un aumento della pressione scolastica percepita dagli adolescenti e una diminuzione del sostegno familiare riferito da molti giovani, soprattutto tra le ragazze (WHO, 2024). Questi dati suggeriscono che una parte del disagio contemporaneo possa essere collegata alla percezione di dover rispondere a richieste sempre più elevate in diversi ambiti della vita: scuola, relazioni sociali, sport e costruzione della propria immagine pubblica. Anche questi dati dovrebbero invitarci a riflettere: quali messaggi “passa” la nostra società alle nuove generazioni? A ben guardare vengono trasmessi messaggi ambigui e incoerenti, che non possono che approfondire le insicurezze dell’adolescente in cerca di capire chi desidera essere: “Devi avere un diploma/laurea per ottenere un impiego se non prestigioso almeno accettabile”, ma nello stesso tempo spesso non si trasmette l’amore per la cultura e il suo valore per una cittadinanza informata e responsabile, nonché il rispetto dovuto al corpo docente e alle istituzioni. Allo stesso modo, è politicamente corretto parlare d’inclusione e integrazione ma si spingono gli adolescenti a essere “perfetti”.

    Da una prospettiva sistemico-familiare, quindi, le difficoltà adolescenziali non possono essere comprese esclusivamente come caratteristiche individuali del ragazzo o della ragazza. Ogni adolescente vive, infatti, all’interno di sistemi relazionali (famiglia, gruppo dei pari, scuola, comunità) che ne influenzano profondamente lo sviluppo emotivo e psicologico. Quando emergono sintomi come l’ansia, il ritiro sociale, gravi difficoltà scolastiche o comportamenti francamente oppositivi, è importante considerare non soltanto ciò che accade nel mondo interno dell’adolescente, ma anche le modalità relazionali attraverso cui tali difficoltà si esprimono e vengono poi affrontate. Anche le ricerche più recenti confermano che la qualità delle relazioni familiari costituisce uno dei principali fattori di protezione per la salute mentale degli adolescenti (WHO, 2024); la possibilità di contare su adulti disponibili all’ascolto, capaci di offrire un adeguato sostegno emotivo e allo stesso tempo di favorire l’autonomia, rappresenta una risorsa fondamentale durante il percorso di crescita. Ma il conflitto, spesso presente in questa fase della vita, non deve essere necessariamente interpretato come un segnale negativo perché la progressiva ridefinizione dei confini tra genitori e figli fa parte del processo stesso di sviluppo e autonomizzazione. Ciò che appare maggiormente protettivo è perciò la capacità della famiglia di mantenere aperto il dialogo e di adattarsi ai cambiamenti che l’adolescenza inevitabilmente introduce anche quando le visioni del mondo non collimano più alla perfezione. Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono, inoltre, che il coinvolgimento dei genitori negli interventi psicologici rivolti agli adolescenti possa contribuire a migliorarne gli esiti terapeutici (Pine et al., 2024). Questo dato appare piuttosto coerente con l’approccio sistemico-familiare, che considera le relazioni familiari una risorsa essenziale per promuovere il cambiamento e sostenere il benessere dell’individuo.

    Comprendere gli adolescenti di oggi significa, quindi, superare letture riduttive e semplicistiche dei fenomeni che li concernono e riconoscere la complessità del loro percorso evolutivo da affrontare in seno a una società che cambia vorticosamente e offre ben pochi riferimenti solidi e stabili: dietro molte manifestazioni di disagio si trovano spesso bisogni profondi di appartenenza, riconoscimento, autonomia e sicurezza relazionale che faticano a trovare una risposta coerente in un mondo che coerente non è.

Riferimenti bibliografici

Orben, A., Meier, A., Dalgleish, T., & Blakemore, S.-J. (2024). Mechanisms linking social media use to adolescent mental health vulnerability. Nature Reviews Psychology, 3(7), 407–423. https://doi.org/10.1038/s44159-024-00307-y. 

Pine, A. E., Baumann, M. G., Modugno, G., & Compas, B. E. (2024). Parental involvement in adolescent psychological interventions: A meta-analysis. Clinical Child and Family Psychology Review, 27(4), 1012–1037.

World Health Organization Regional Office for Europe. (2024). A focus on adolescent social media use and gaming in Europe, central Asia and Canada: Health Behaviour in School-aged Children international report from the 2021/2022 survey. Copenhagen, Denmark: WHO Regional Office for Europe.

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