Adolescenza: un momento di trasformazione che coinvolge tutta la famiglia

Comprendere i ragazzi e accompagnarli lungo il loro percorso di autonomizzazione

L’adolescenza è spesso sentita dagli adulti come un periodo “difficile”, ma in realtà è molto più di questo: si tratta di una fase di transizione intensa, in cui i giovanissimi cercano di capire chi sono, quali valori vogliono portare con sé e come inserirsi nel mondo, cercando, nello stesso tempo, di rendersi autonomi dai modelli di riferimento che li hanno accompagnati nello sviluppo fino a questo momento (genitori, nonni, insegnanti ecc.). È un passaggio naturale, ma complesso, che talvolta può mettere alla prova l’intera famiglia.

Dal punto di vista sistemico-relazionale, nessun comportamento dell’adolescente “accade da solo o per caso”: ogni cambiamento individuale dialoga, infatti, costantemente con la rete di relazioni che circonda l’individuo. Gli scambi emotivi, le modalità di comunicazione, la qualità del legame con le figure di riferimento influenzano, nel bene e nel male, il modo in cui il giovane si vive questo periodo di transizione.

Molti genitori arrivano all’adolescenza senza una vera “mappa”: da una parte desiderano proteggere i figli, continuare a guidarli, prevenendone errori, dall’altra sentono che devono lasciarli sperimentare per fargli trovare la loro strada. L’equilibrio tra vicinanza e autonomia non è mai semplice, e quando arrivano i conflitti è facile sentirsi inadeguati e senza risorse da entrambe le parti.

Le difficoltà più comuni

I cambiamenti dell’umore, i litigi più frequenti, l’apparente disinteresse verso la scuola o la famiglia: tutto questo può creare tensione o occasione di accese discussioni se non veri e propri conflitti. A volte la richiesta di autonomia dell’adolescente si esprime sotto forma di oppositività; altre volte, invece, i ragazzi si chiudono, diventano silenziosi, sembrano sfuggire a ogni tentativo di dialogo con i familiari, ricercando appoggio e sostegno soltanto nel gruppo dei pari. Talvolta i ragazzi oscillano tra questi due diversi comportamenti, che spesso si intrecciano con ansia, tristezza o scelte impulsive. Ma è importante ricordare una cosa: dietro ogni comportamento c’è un bisogno. Un bisogno che spesso non riesce a essere espresso adeguatamente con le parole, ma che può essere compreso attraverso l’ascolto, la presenza e una comunicazione diversa e più empatica.

La famiglia come risorsa

La ricerca scientifica ci dice chiaramente che il sostegno familiare, un clima emotivo stabile e una comunicazione aperta proteggono gli adolescenti da molte forme di disagio o sofferenza. Gli interventi che coinvolgono la famiglia, invece di concentrarsi soltanto sul ragazzo, producono spesso risultati più solidi e duraturi. Come mai? Perché, quando cambiano le interazioni, cambia anche il contesto che mantiene in vita il problema. E quando un genitore modifica il proprio modo di comunicare o di reagire, l’intero sistema familiare si muove in una direzione nuova.

Cosa possono fare concretamente i genitori?

Ecco alcuni suggerimenti, alla luce dell’approccio sistemico-relazionale:

1. Ascoltare prima di rispondere: gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi compresi, non “aggiustati” o “pilotati”. A volte basta un “Dimmi meglio cosa ti è successo” per aprire uno spazio nuovo. In ogni caso, è sempre bene rispettare la privacy del ragazzo, senza forzare confidenze o comportarsi in maniera intrusiva.

2. Dare regole chiare, ma negoziate: poche regole condivise e argomentate, spiegate bene, sono spesso più efficaci di mille divieti di cui il ragazzo non capisce la finalità e che vive come una limitazione alla propria autonomia. La negoziazione fa sentire l’adolescente rispettato e visto nella sua unicità.

3. Separare la persona dal comportamento: dire, per esempio, “Hai preso una decisione che ha avuto delle conseguenze” dopo che il ragazzo ha agito un comportamento non appropriato è molto diverso dal gridargli “Sei un irresponsabile!”. Le parole costruiscono la percezione di sé, perciò vanno usate con oculatezza.

4. Essere flessibili: l’autonomia è un lungo percorso, non un salto improvviso. Aumentare piccoli margini di libertà quando un ragazzo dimostra responsabilità lo aiuta a crescere in modo sano e lo aiuta a diventare più sicuro di sé e delle sue decisioni.

5. Scegliere il momento giusto per parlare: le conversazioni importanti funzionano molto meglio nei momenti tranquilli, non durante una lite o nei momenti in cui siamo irritati o agitati.

6. Insegnare strategie di regolazione emotiva: respirazione, pause, attività fisica, scrittura: piccoli strumenti che aiutano a gestire le emozioni forti e a non reagire impulsivamente a qualsiasi stimolo.

7. Non ignorare i segnali di disagio significativo: isolamento persistente, irritabilità intensa, autolesionismo, uso di sostanze stupefacenti o alcol oppure un drastico e apparentemente inspiegabile calo del rendimento scolastico sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

8. Chiedere aiuto quando serve: rivolgersi a un terapeuta familiare, affrontando un percorso basato sul rafforzamento del legame genitore-figlio può essere decisivo nei momenti in cui la relazione sembra bloccata o troppo conflittuale.

A volte, quando arriva l’adolescenza, mamme e papà temono di “perdere” i propri figli, che vedono allontanarsi da quanto finora gli hanno insegnato e diventare “diversi”: più scontrosi, più chiusi, meno inclini a passare del tempo in famiglia. In realtà, non li stanno perdendo: li stanno guardando diventare grandi. È un processo che richiede tempo, pazienza e capacità di cambiare insieme a loro.

Nella prospettiva sistemico-relazionale, nessuno è solo e nessuno è “il problema”: esiste una rete di relazioni che può essere ripensata, trasformata, resa più sicura e traghettata verso un nuovo equilibrio, più funzionale alla fase del ciclo di vita del nucleo familiare. 

Quindi, sì, l’adolescenza può essere impegnativa, ma può anche trasformarsi in un’occasione straordinaria per riscoprire la relazione e costruire un legame più maturo, autentico e duraturo.

Riferimenti bibliografici:

Diamond, G., Diamond, G. M., & Levy, S. (2021). Attachment-based family therapy: Theory, clinical model, outcomes, and process research. Journal of Affective Disorders, 294, 286–295. https://doi.org/10.1016/j.jad.2021.07.005. 

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Tan, R., et al. (2023). Parent–child attachment and mental health in young adolescents: A moderated mediation analysis. Frontiers in Psychology, 14, 1298485. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1298485. 

 

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