Dalla famiglia alle famiglie
Quando pensiamo alla parola famiglia, spesso immaginiamo ancora il modello tradizionale: madre, padre e figli che vivono insieme sotto lo stesso tetto. Per molto tempo, infatti, questo è stato, almeno simbolicamente, il modello dominante nella società italiana. Tuttavia, negli ultimi cinquant’anni, la realtà familiare anche qui da noi si è trasformata profondamente, dando vita a una pluralità di forme di convivenza e di relazioni affettive che, di fatto, sono “famiglia”.
Dal punto di vista sociologico, oggi la famiglia non viene più considerata un’istituzione rigida e immutabile, ma una realtà dinamica che cambia insieme alla società (Saraceno & Naldini, 2021): le trasformazioni economiche, culturali e giuridiche hanno, infatti, progressivamente ridefinito il modo in cui le persone costruiscono i propri legami familiari.
Fino agli anni Sessanta del Novecento, il modello familiare più diffuso in Italia era quello della famiglia nucleare tradizionale. Si trattava, quindi, di una coppia sposata con figli, spesso inserita in una rete di parentela più ampia, come nonni, zii e cugini, che spesso non abitavano troppo lontano. All’interno della famiglia i ruoli erano generalmente ben definiti: il padre era il principale responsabile del sostegno economico, per cui era dedito al lavoro, mentre la madre si occupava soprattutto della cura della casa e dei figli (Barbagli, Castiglioni & Dalla Zuanna, 2003).
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, diversi cambiamenti sociali hanno iniziato a modificare questo modello: la crescente partecipazione delle donne al lavoro, l’aumento del livello di istruzione di entrambi i sessi e i rapidi processi di urbanizzazione hanno trasformato profondamente l’organizzazione della vita familiare; parallelamente, sono cambiate anche le aspettative individuali rispetto alla coppia, alla genitorialità e alla realizzazione personale. Un indicatore importante di queste trasformazioni riguarda la dimensione delle famiglie. Nel corso degli ultimi decenni, il numero medio di componenti per famiglia è progressivamente diminuito; le famiglie sono diventate più piccole, mentre sono aumentate le persone che vivono sole, le coppie senza figli e le convivenze non matrimoniali (Zanatta, 2011).
Anche le norme giuridiche hanno accompagnato e in parte favorito questi cambiamenti. L’introduzione del divorzio nel 1970 e la riforma del diritto di famiglia del 1975 hanno segnato passaggi fondamentali nel riconoscimento di relazioni familiari più paritarie e meno vincolate al modello tradizionale. Più recentemente, il riconoscimento delle unioni civili ha contribuito a rendere più visibile la pluralità delle forme familiari presenti nella società italiana (Donati, 2012). Tutti questi cambiamenti hanno contribuito alla diffusione di configurazioni familiari che oggi fanno parte della realtà quotidiana, anche se talvolta sono ancora percepite come “non standard”.
Pensiamo, ad esempio, alle famiglie monogenitoriali, in cui un solo genitore vive con uno o più figli. Questo può accadere dopo una separazione o un divorzio, oppure in seguito alla scelta di avere un figlio senza una relazione di coppia stabile.
Un’altra realtà sempre più diffusa è quella delle famiglie ricostituite. Si tratta, in questo caso, di famiglie che si formano dopo la fine di una relazione precedente, quando uno o entrambi i partner hanno già dei figli nati dalle precedenti storie. In queste situazioni possono, quindi, trovarsi a convivere genitori, figli e nuovi partner, cosa che va a creare relazioni familiari complesse ma spesso molto ricche dal punto di vista affettivo.
Negli ultimi anni sono diventate più visibili anche le famiglie omogenitoriali, formate da coppie dello stesso sesso con figli. Queste famiglie possono formarsi attraverso percorsi diversi, come precedenti relazioni eterosessuali, procreazione medicalmente assistita o altri percorsi di genitorialità.
Esistono poi famiglie senza figli per scelta, in cui la coppia decide di non diventare genitore, e famiglie composte da una sola persona, una condizione sempre più frequente, soprattutto nelle grandi città; anche questi nuclei fanno parte del panorama familiare contemporaneo.
Questa crescente varietà di configurazioni familiari ha portato molti studiosi a parlare di pluralizzazione delle famiglie, più che di crisi della famiglia (Saraceno & Naldini, 2021). La famiglia, infatti, non è scomparsa: ha semplicemente assunto forme diverse rispetto al passato, più congrue all’era post-moderna in cui viviamo.
Dal punto di vista psicologico e relazionale, questi cambiamenti hanno portato a riflettere in modo nuovo sulle dinamiche familiari. Gli approcci sistemici alla psicoterapia hanno avuto un ruolo importante in questo processo, sottolineando come la famiglia possa essere compresa come un sistema di relazioni interdipendenti, in cui il comportamento di ogni membro influenza quello degli altri (Andolfi, 2010).
Secondo questa prospettiva, non è tanto la struttura della famiglia a determinare il benessere dei suoi membri, quanto la qualità delle relazioni, la capacità di comunicare e di affrontare insieme le difficoltà della vita.
Un esempio clinico
Per comprendere meglio quanto queste dinamiche possano essere importanti, può essere utile pensare a una situazione clinica (i dati sono modificati per tutelare la privacy).
Anna e Marco (nomi di fantasia) formano una famiglia ricostituita: entrambi hanno avuto una relazione precedente e vivono insieme con i due figli di Anna, di 9 e 12 anni. Dopo alcuni mesi di convivenza iniziano ad emergere tensioni quotidiane: i bambini faticano ad accettare l’autorità di Marco, mentre lui si sente spesso escluso o messo in discussione. Quando arrivano in terapia, Anna teme che la relazione di coppia possa deteriorarsi e Marco si sente “l’intruso” nella famiglia. Nel lavoro terapeutico diventa possibile esplorare insieme i ruoli, le aspettative e le difficoltà di ciascuno: gradualmente la famiglia riesce a ridefinire alcune regole e a costruire nuove modalità di stare in relazione, con un maggior benessere psicoemotivo di ciascun membro.
Merita sottolineare una volta di più che non esiste una ricetta per ottenere la “famiglia perfetta”, ma si può creare uno spazio e un tempo in cui ciascun membro possa sentirsi riconosciuto e ascoltato, di fatto, migliorando le relazioni reciproche.
Quando chiedere aiuto può essere utile
Le famiglie non tradizionali proprio perché affrontano transizioni e ridefinizioni più frequenti, possono trovarsi più spesso a gestire momenti di incertezza o di conflitto. Tuttavia, questo non significa che siano famiglie “più problematiche”: semplicemente, come tutti i sistemi relazionali, possono attraversare fasi di cambiamento che richiedono nuovi equilibri. In questi delicati momenti di transizione o dubbio, rivolgersi a un professionista che può offrire uno spazio di ascolto e di riflessione in cui comprendere meglio le dinamiche familiari e trovare nuove modalità di comunicazione può essere fondamentale per ritrovare la serenità.
Oggi la famiglia tende sempre più a essere un luogo fondato sulla scelta e sul legame affettivo, piuttosto che su obblighi sociali rigidamente definiti; tutto ciò rende le relazioni familiari potenzialmente più libere e autentiche, ma può anche introdurre nuove complessità e criticità nella gestione dei legami stessi. Comprendere la varietà delle forme familiari contemporanee è, quindi, importante dal punto di vista sociologico, ma anche per il lavoro clinico e psicoterapeutico, che deve tenere in debito conto di tutte le differenti modalità di “fare famiglia” nel XXI secolo.
Riferimenti bibliografici
Andolfi, M. (2010). La terapia familiare. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Barbagli, M., Castiglioni, M., & Dalla Zuanna, G. (2003). Fare famiglia in Italia. Un secolo di cambiamenti. Bologna: Il Mulino.
Donati, P. (2012). La famiglia in Italia: sfide sociali e innovazioni. Roma: Carocci.
Saraceno, C., & Naldini, M. (2021). Sociologia della famiglia (nuova ed.). Bologna: Il Mulino.
Zanatta, A. L. (2011). Le nuove famiglie. Bologna: Il Mulino.
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