Dipendenza da sostanze stupefacenti negli adolescenti: comprendere per intervenire

L’adolescenza è una fase complessa e delicata dello sviluppo dell’essere umano, caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, cognitivi ed emotivi; è anche un periodo in cui aumenta la tendenza dell’individuo alla sperimentazione, inclusa quella con le sostanze psicoattive e l’alcol. Per molti giovani si tratta di un comportamento occasionale, destinato a scomparire, ma in alcuni casi può evolvere in un uso problematico o in una vera e propria dipendenza da sostanze stupefacenti (Steinberg, 2008; Spear, 2000).

Per comprendere questo fenomeno è importante andare oltre una lettura superficiale; l’uso di sostanze stupefacenti in adolescenza, infatti, non è mai casuale: spesso risponde a dei bisogni psicologici specifici. Le droghe possono essere assunte per gestire emozioni intense come ansia, tristezza o rabbia, oppure per sentirsi più sicuri nelle relazioni sociali (Cooper et al., 1995; Kuntsche et al., 2005), rappresentando una sorta di regolazione emotiva disfunzionale, soprattutto quando il ragazzo non dispone di strategie più efficaci (Wills & Hirky, 1996). Infine, possono essere assunte perché lo fanno gli amici, per sembrare più “duri” o più grandi. Da sottolineare, infatti, che un ruolo centrale in questa fase è svolto dal gruppo dei pari. Durante l’adolescenza, il bisogno di appartenenza si sposta sul gruppo amicale e le opinioni dei coetanei diventano particolarmente influenti. In contesti in cui l’uso di droghe è percepito come normale, il rischio di iniziare a consumare aumenta, quindi, significativamente (Brown et al., 2008; Dishion & Tipsord, 2011).

Anche il cervello stesso degli adolescenti contribuisce a questa vulnerabilità. Le aree coinvolte nel controllo degli impulsi e nella pianificazione sono ancora in sviluppo, mentre i sistemi legati alla ricompensa sono particolarmente attivi: questo squilibrio rende i giovani più sensibili agli effetti gratificanti delle sostanze e più inclini a comportamenti rischiosi (Casey et al., 2008; Steinberg, 2010).

Un ulteriore elemento da considerare riguarda le relazioni affettive precoci. La ricerca mostra che gli stili di attaccamento insicuro sono associati a un maggior rischio di uso problematico di sostanze, soprattutto quando sono presenti difficoltà nella gestione delle emozioni e nelle relazioni (Schindler et al., 2005; Thorberg & Lyvers, 2010).

È importante sottolineare che la dipendenza non dipende da un solo fattore, ma nasce dall’interazione di diversi elementi. Il modello biopsicosociale evidenzia come fattori individuali, familiari e ambientali si influenzino reciprocamente (Hawkins et al., 1992). Tra i principali fattori di rischio troviamo quindi la scarsa comunicazione familiare, i conflitti in casa, le difficoltà scolastiche e i contesti sociali problematici (Stone et al., 2012). Allo stesso tempo, esistono, però, fattori che proteggono gli adolescenti. Relazioni familiari positive, presenza di adulti di riferimento, senso di autoefficacia e un buon inserimento scolastico possono ridurre significativamente il rischio di sviluppare una dipendenza (Resnick et al., 1997).

Un dato particolarmente rilevante riguarda l’età di inizio: quanto più precoce è il primo contatto con le sostanze stupefacenti, tanto maggiore è il rischio di sviluppare dipendenze nel tempo (Grant & Dawson, 1997); ciò rende fondamentale intervenire precocemente, sia sul piano preventivo sia clinico.

Dal punto di vista psicoterapeutico, è essenziale adottare uno sguardo ampio. Risulta perciò fondamentale cercare di comprendere il significato che questo comportamento ha per l’adolescente in questione. In questo senso, l’approccio sistemico-relazionale offre un contributo particolarmente utile perché non considera il sintomo come un problema individuale isolato, ma come parte di un sistema complesso di relazioni. L’uso di sostanze può essere letto, in alcuni casi, come un segnale di difficoltà all’interno del sistema familiare, per esempio, quando siamo in presenza di comunicazioni disfunzionali, ruoli poco chiari o difficoltà nella gestione delle emozioni condivise. Questo tipo di intervento si è dimostrato efficace nel ridurre l’uso di sostanze e nel prevenire le ricadute, soprattutto quando integrato con altri approcci (Liddle et al., 2001; Stanton & Shadish, 1997).

Infine, la prevenzione rimane uno strumento fondamentale. I programmi scolastici basati sulle evidenze scientifiche e gli interventi di sostegno alla genitorialità possono ridurre in modo significativo il rischio di uso di sostanze (Botvin & Griffin, 2007).

Riferimenti bibliografici:

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Brown, B. B., Bakken, J. P., Ameringer, S. W., & Mahon, S. D. (2008). A comprehensive conceptualization of the peer influence process in adolescence. New Directions for Child and Adolescent Development, 2008(121), 17–44. https://doi.org/10.1002/cd.213

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Cooper, M. L., Frone, M. R., Russell, M., & Mudar, P. (1995). Drinking to regulate positive and negative emotions: A motivational model of alcohol use. Journal of Personality and Social Psychology, 69(5), 990–1005. https://doi.org/10.1037/0022-3514.69.5.990

Dishion, T. J., & Tipsord, J. M. (2011). Peer contagion in child and adolescent social and emotional development. Annual Review of Psychology, 62, 189–214. https://doi.org/10.1146/annurev.psych.093008.100412

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Stone, A. L., Becker, L. G., Huber, A. M., & Catalano, R. F. (2012). Review of risk and protective factors of substance use and problem use in emerging adulthood. Substance Abuse and Rehabilitation, 3, 1–16. https://doi.org/10.2147/SAR.S23540

Thorberg, F. A., & Lyvers, M. (2010). Attachment in relation to affect regulation and interpersonal functioning among substance use disorder patients. Addictive Behaviors, 35(7), 678–686. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2010.02.010

Wills, T. A., & Hirky, A. E. (1996). Coping and substance abuse: A theoretical model and review of the evidence. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 64(5), 939–949. https://doi.org/10.1037/0022-006X.64.5.939

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