Pandora: punizione o rinascita?
… Zeus, infuriato perché Prometeo, con l’inganno, aveva rubato il fuoco dell’Olimpo per donarlo agli uomini, decise di punire quella nuova stirpe per il regalo prezioso che non avrebbe dovuto ricevere. Fu così che l’adirato re degli dèi, ordinò al dio-fabbro Efesto di forgiare col fango una creatura che possedesse la bellezza e la grazia delle dee. Ogni dio e ogni dea dell’Olimpo offrì alla nuova creatura un dono o una virtù: magnifiche vesti, abilità di linguaggio, aspetto attraente, monili preziosi e splendenti… insomma, tutto ciò che poteva ammaliare quelle creature terrestri. Infine, ai quattro Venti, il re degli dèi ordinò che insufflassero la vita nella meravigliosa statua di fango. “Si chiamerà Pandora”, decise Zeus, “perché porta doni” e, prima di mandarla sulla terra, le consegnò un vaso sigillato che mai avrebbe dovuto aprire. Pandora, accompagnata da Ermes, il messaggero alato dell’Olimpo, giunse così tra gli uomini, alla casa di Epimeteo, fratello di Prometeo, che stava scontando un terribile supplizio per aver donato agli uomini il fuoco sacro.L’uomo accettò con gioia quella creatura affascinante in dono, pensando che Zeus avesse perdonato il fratello e ne fece la sua sposa. Pandora, ahimé, era stata inviata dal più potente degli dèi soltanto per punire duramente il gesto oltraggioso, così, quando il marito uscì di casa, scoperchiò il vaso che era stata ammonita a non aprire: immediatamente ne volarono fuori tutti i mali che da quel momento in poi avrebbero afflitto gli esseri umani. Fame, Gelosia, Invidia, Vizio, Follia, Malattia, Vecchiaia subito s’involarono per il mondo seminando sofferenza… l’unica che rimase nel vaso fu la Speranza, consolatrice del genere umano.
Il mito greco di Pandora è molto conosciuto e largamente discusso in molti ambiti, compreso quello psicologico, e l’ho scelto proprio per la ricchezza dei suoi contenuti che possono essere spunto per una feconda riflessione. La prima domanda che possiamo porci è: chi è realmente Pandora? La prima donna creata dagli dèi; se riflettiamo con attenzione si tratta della “creazione” di un dio artigiano che la scolpisce nel fango, un materiale umile, infimo… quasi a sottolineare la “bassezza” di questa creatura che, secondo il mito, è causa di tutti i mali del mondo. Pandora è bella e affascinante, ma è stata creata appositamente per portare scompiglio e sofferenza tra gli uomini, che ne rimangono ammaliati. È anche disobbediente perché apre un vaso sigillato che le è stato ordinato di non aprire… Seguendo l’interpretazione di Eva Cantarella (2019), Pandora rappresenta la prima discriminazione di genere operata dall’antica cultura greca – e a noi trasmessa –; prende vita dal fango ed è portatrice di dolore e distruzione. Rappresenta, insomma, la paura dell’uomo davanti al mistero della femminilità, di una alterità sconosciuta, affascinante ma nello stesso tempo terrorizzante perché conturbante e in grado di “far perdere il controllo”. Pandora, dunque, come stereotipo della femme fatale, che induce l’uomo a perdersi. Lo stereotipo della donna – sirena, della donna – incantatrice o strega è, purtroppo, ancora molto vivo nella nostra società e nella nostra cultura, che, nonostante tutti gli sforzi promulgati per il raggiungimento di una reale uguaglianza di genere, soffre ancora di victim blaming quando una donna è sottoposta a sopruso sia in ambito privato che lavorativo (“se l’è cercata per come si è vestita”; “non doveva uscire da sola di notte”; “le donne sono più brave a fare le pulizie” ecc.).
Eppure, il mito di Pandora potrebbe offrire, a ben pensarci, anche un’altra interpretazione. Partiamo dal vaso che racchiude tutti i mali… Siamo proprio sicuri che tenere “sigillati” dentro di sé dolore e sofferenza, emozioni “negative” ecc. sia la soluzione migliore? Forse potremmo “leggere” il personaggio di Pandora come quello di un’eroina coraggiosa che è stanca di trascinare tutto il peso dei “mali del mondo” e decide di liberarsene, di prendere consapevolezza che ciascuno di noi è fatto anche di ombre e non soltanto di luce, come suggerisce la scrittrice Elena Bernabè (www.eticamente.net). Forse Pandora vuole rinascere, accogliendo anche quelle parti di sé che non le piacciono, permettendosi, dunque, di alleggerirsi dal peso del dolore e della “colpa” di non essere perfetta e di promuovere la propria evoluzione. Pandora, allora, possiamo leggerla in chiave positiva, come la donna che ha scelto il proprio benessere e la propria identità.
Ricercare l’accettazione di se stessi è il primo passo verso la propria rinascita: un percorso psicoterapico può agevolare il processo e permettere all’individuo di prendere consapevolezza delle parti più nascoste di sé.
Nel mio studio – Studio Barbara Calcinai in via del Ponte di Mezzo 1 a Firenze – offro interventi (individuali e di gruppo) per le donne che vivono relazioni disfunzionali basati sul metodo scientificamente validato Dipendiamo®, nel quale mi sono formata e sul quale mi aggiorno costantemente.
Riferimenti bibliografici e sitografici:
Agizza, R. (2022), Miti e leggende dell’Antica Grecia, Milano, Mondadori Retail.
Cantarella, E. (2019), Gli inganni di Pandora. L’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica, Milano, Giangiacomo Feltrinelli.
https://www.eticamente.net/69718/il-vaso-di-pandora-aprirlo-per-poter-rinascere.html
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