Quando un figlio adolescente mente: comprendere le bugie senza perdere la fiducia
Perché gli adolescenti mentono, che cosa si nasconde dietro le loro bugie e come possono comportarsi i genitori per favorire il dialogo, rispettare la privacy e costruire una relazione basata sulla fiducia.
Perché si mente?
Mentire è comunicare intenzionalmente qualcosa che si ritiene falso per indurre l’altro a credere a una realtà diversa, ma le bugie non hanno tutte la stessa funzione né lo stesso significato. Si può mentire, infatti, per molti motivi diversi: per paura, per vergogna, per convenienza, per proteggere qualcuno o per evitare conseguenze spiacevoli, per esempio; oppure la menzogna può servire a difendere la propria immagine, a ottenere l’approvazione degli altri o anche a conquistare uno spazio di autonomia. Per comprendere perché un adolescente sceglie di mentire, quindi, è importante capire perché lo ha fatto, che cosa cercava di ottenere e quale significato assume quella bugia all’interno della relazione.
La bugia come tentativo di conquistare autonomia
L’adolescenza porta con sé profondi cambiamenti emotivi, cognitivi e relazionali: i giovani si interrogano sulla loro identità, sviluppano nuovi interessi, cominciano a dare più importanza ai coetanei rispetto alla famiglia e sentono sempre più il bisogno di decidere in autonomia. Questo lungo e complesso processo comporta una trasformazione del rapporto con i genitori: le regole familiari, che durante l’infanzia potevano essere accettate con maggiore facilità, vengono adesso messe costantemente in discussione, l’adolescente, infatti, desidera sperimentarsi, compiere scelte personali e avere un maggiore controllo sulla propria vita. Ecco che anche la bugia può diventare uno strumento utile per sottrarsi al controllo degli adulti e affermare la propria indipendenza. Prendiamo per esempio un adolescente che dichiara di essere stato da un amico, ma che in realtà ha trascorso la serata in un luogo vietato dai genitori. Il suo comportamento è ingannevole e può avere serie conseguenze, ma per comprenderlo è utile chiedersi che cosa lo abbia spinto a mentire: temeva una punizione, riteneva ingiusta la regola, pensava di non essere ascoltato o voleva evitare una discussione? La menzogna può, dunque, diventare uno strumento di separazione psicologica dai genitori. Di per sé la menzogna non va incoraggiata, ma è fondamentale cercare di capirne le motivazioni.
Le motivazioni più frequenti
1. Affermare la propria identità
L’adolescente può mentire per compiere delle scelte che teme non verrebbero approvate dai genitori. Nascondere una frequentazione, un interesse o un’attività può diventare un modo per rivendicare la possibilità di decidere autonomamente.
2. Evitare il giudizio, il conflitto o la punizione
Se il ragazzo o la ragazza prevedono una reazione particolarmente severa da parte dei genitori per un loro comportamento, possono considerare la menzogna una strategia più adeguata della sincerità, in modo da evitare rimproveri e punizioni.
3. Proteggere la propria privacy
Durante l’adolescenza cresce anche il bisogno di avere pensieri, esperienze e relazioni che non siano costantemente sottoposti al controllo dei genitori. È importante, tuttavia, distinguere la riservatezza dalla menzogna. Non raccontare ogni dettaglio della propria vita non equivale a ingannare: un adolescente può legittimamente desiderare di non condividere ogni conversazione con gli amici o ogni pensiero personale con i genitori. Smetana et al. (2006) hanno studiato la divulgazione delle informazioni personali e la segretezza tra adolescenti e genitori, mostrando che le aspettative su ciò che va condiviso e ciò che può restare privato spesso differiscono.
4. Proteggere gli amici e sentirsi parte del gruppo
Il gruppo dei pari assume un ruolo centrale nella costruzione dell’identità adolescenziale, per questo motivo, un adolescente può nascondere delle informazioni per non tradire un amico, per evitare di essere considerato una spia o per proteggere la propria posizione all’interno del gruppo.
5. Mettere alla prova l’autorità
A volte, la bugia può diventare un modo per verificare fino a che punto sia possibile sottrarsi alle regole familiari: l’adolescente, in questo modo, sperimenta il proprio potere decisionale, osserva le reazioni degli adulti e cerca di capire quali limiti siano negoziabili. In situazioni di questo tipo, una risposta esclusivamente punitiva rischia di trasformare il rapporto in una continua contrapposizione tra chi controlla e chi cerca di eludere il controllo.
6. Ottenere approvazione e prestigio
Alcune menzogne nascono dal desiderio di apparire più coraggiosi, esperti, popolari o intraprendenti di quanto ci si senta realmente: le esagerazioni e le spacconate dei ragazzi possono servire a ottenere attenzione, a suscitare ammirazione o a evitare di sentirsi inferiori rispetto ai coetanei.
Tutte le bugie hanno lo stesso peso?
No, naturalmente, ed è importante evitare sia di minimizzare ogni menzogna sia di considerare ciascuna bugia come il segnale di un problema profondo. Infatti, una bugia detta per evitare una discussione domestica non è la stessa cosa di una menzogna che mette in pericolo qualcuno o che viene usata sistematicamente per manipolare le relazioni.
Anche gli adulti raccontano bugie?
Anche gli adulti possono nascondere consapevolmente informazioni, modificare il racconto dei fatti o ricorrere a piccole falsità per gestire le proprie relazioni sociali. In The Presentation of Self in Everyday Life (1959), il sociologo Erving Goffman analizza come le persone presentano sé stesse nelle interazioni e orientano l’impressione altrui. Questa prospettiva ci aiuta a comprendere quanto la vita sociale sia influenzata dalle aspettative reciproche, dai ruoli e dal desiderio di essere accettati. Prendiamo come esempio una situazione familiare a molti di noi: siamo invitati a cena e la persona che ci ospita ci chiede se abbiamo gradito una pietanza che, in realtà, non ci è piaciuta affatto. Per non ferirla, potremmo rispondere con un complimento generico, evitando di esprimere un giudizio negativo. Anche i genitori dovrebbero, dunque, interrogarsi sul proprio rapporto con la verità: quanto sono sinceri con i figli? Come reagiscono quando sbagliano? Sono capaci di ammettere una propria responsabilità? Quanto sono sinceri in generale? La revisione sistematica di Roza e colleghi (2024) sulle bugie dei genitori ai figli evidenzia l’eterogeneità degli studi e la necessità di approfondire i legami con la qualità delle relazioni e gli esiti dello sviluppo.
Che cosa prova un ragazzo quando mente?
Le emozioni associate alla menzogna variano: alcuni adolescenti provano un forte senso di colpa per aver violato i propri valori o danneggiato una relazione; altri soprattutto provano ansia, per il timore di essere scoperti e di doverne affrontare le conseguenze. Ekman (2009) descrive diverse emozioni che possono accompagnare l’inganno, tra cui la paura di essere scoperti, il senso di colpa e il piacere associato al successo della menzogna. Il senso di colpa, per esempio, può dipendere dall’importanza attribuita alla relazione con la persona ingannata, dai valori individuali e dal significato che viene assegnato al proprio comportamento. Se un adolescente percepisce il genitore come una figura distante, ingiusta o poco interessata al suo punto di vista, potrebbe vivere la menzogna diversamente rispetto a un ragazzo che sente di aver tradito una relazione di fiducia. Anche il timore di essere scoperti può spingere a confessare, ma non sempre la confessione nasce dal rimorso: può derivare, infatti, dal desiderio di ridurre l’ansia o le conseguenze oppure di recuperare il controllo della situazione.
Come comportarsi quando scopriamo che nostro figlio mente?
Scoprire una bugia dei nostri figli può suscitare in emozioni intense e il desiderio di reagire subito; se, però, si vuole favorire responsabilità e sincerità, è utile fermarsi a riflettere prima di intervenire.
1. Rispettare il bisogno di privacy
Rispettare la privacy di un adolescente vuol dire riconoscere che non ogni pensiero, conversazione o esperienza deve essere condiviso con i genitori. La supervisione rimane importante, soprattutto quando sono coinvolti la sicurezza, la salute o comportamenti potenzialmente pericolosi, ma il controllo costante e indiscriminato può rendere più difficile la comunicazione spontanea e ottenere l’effetto opposto di quello desiderato.
2. Costruire una relazione basata sulla fiducia
La fiducia non si ottiene chiedendo al figlio di essere sempre sincero, ma nel tempo, attraverso comportamenti coerenti, ascolto attivo e rispetto reciproco. Un adolescente sarà generalmente più disposto a raccontare le proprie difficoltà se sa di poter parlare senza essere immediatamente umiliato, etichettato o giudicato. Per esempio, dire «Quello che hai fatto ha compromesso la mia fiducia in te e dobbiamo capire come recuperarla» è molto diverso dal dire «Sei un bugiardo e non posso più fidarmi di te».
3. Ascoltare prima di reagire
Quando un adolescente viene scoperto a mentire, può essere utile cercare di comprendere la sua versione dei fatti prima di formulare conclusioni e prendere decisioni. Ascoltare non per essere sempre d’accordo, ma per comprendere il punto di vista dell’adolescente.
4. Distinguere il comportamento dalla persona
È importante evitare etichette come «bugiardo», «inaffidabile» o «manipolatore», soprattutto quando vengono utilizzate per descrivere stabilmente l’identità del ragazzo o della ragazza. Le etichette, infatti, rischiano di trasformare un comportamento modificabile in una caratteristica apparentemente permanente. È preferibile concentrarsi piuttostoi su ciò che è accaduto, sulle sue conseguenze e sulle possibilità di rimediare.
5. Aiutare il figlio a riparare la fiducia
Per recuperarla, possono essere necessari tempo, coerenza e comportamenti concreti. Il ragazzo o la ragazza devono essere aiutati a riconoscere le conseguenze delle proprie azioni, a correggere eventuali informazioni false e a individuare modalità più adeguate per affrontare situazioni simili in futuro. Le eventuali conseguenze educative dovrebbero essere proporzionate alla gravità del comportamento e orientate alla responsabilizzazione, non alla vendetta o all’umiliazione. È molto importante anche che il genitore mantenga un atteggiamento coerente: se afferma di voler ascoltare il figlio, deve essere disposto a farlo davvero; se stabilisce una regola, dovrebbe spiegarne il significato e applicarla sempre in modo ragionevole.
6. Dare l’esempio
Un genitore che riconosce i propri errori, mantiene gli impegni e sa chiedere scusa offre un modello concreto di responsabilità; questo ci permette di mostrare ai nostri figli che è possibile affrontare le situazioni difficili senza ricorrere sistematicamente all’inganno.
Quando è opportuno preoccuparsi?
Una bugia occasionale non è, di per sé, un indicatore di un disturbo psicologico o di una relazione familiare compromessa. È opportuno, però, prestare maggiore attenzione quando le menzogne diventano frequenti, coinvolgono ambiti importanti della vita del ragazzo o sembrano rappresentare l’unico modo attraverso cui riesce a gestire le relazioni e i conflitti.
Meritano grande attenzione le situazioni in cui la menzogna nasconde comportamenti pericolosi, violenza, autolesionismo, consumo di sostanze stupefacenti, sfruttamento, bullismo o altre condizioni che possono mettere a rischio l’adolescente o altre persone. Se il problema persiste, genera un forte conflitto familiare o si accompagna ad altre difficoltà emotive e comportamentali, il confronto con uno psicologo può aiutare a comprendere le dinamiche coinvolte e a individuare strategie adeguate.
Bibliografia di riferimento:
Ekman, P. (2009). Telling lies: Clues to deceit in the marketplace, politics, and marriage (4th ed.). W. W. Norton & Company.
Goffman, E. (1959). The presentation of self in everyday life. Doubleday.
Roza, E. C. A., Lucieer, I. C., van de Bongardt, D., Luijk, M. P. C. M., & Kok, R. (2024). Parental lying to children: A systematic review. Journal of Family Theory & Review, 16(4), 804–833. https://doi.org/10.1111/jftr.12592
Smetana, J. G., Metzger, A., Gettman, D. C., & Campione-Barr, N. (2006). Disclosure and secrecy in adolescent–parent relationships. Child Development, 77(1), 201–217. https://doi.org/10.1111/j.1467-8624.2006.00865.x
Smetana, J. G., Villalobos, M., Tasopoulos-Chan, M., Gettman, D. C., & Campione-Barr, N. (2009). Early and middle adolescents’ disclosure to parents about activities in different domains. Journal of Adolescence, 32(3), 693–713. https://doi.org/10.1016/j.adolescence.2008.06.010
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