Se l’amore diventa una trappola emotiva… i primi segnali di dipendenza affettiva

Nel lavoro clinico capita spesso ai professionisti di incontrare persone che descrivono le loro relazioni amorose come molto intense, totalizzanti, apparentemente “normali”, ma in realtà accompagnate da un profondo senso di sofferenza, anche se non sempre esplicitato. In molti casi, alla base di questo disagio si trova una forma di dipendenza affettiva, cioè una modalità relazionale disfunzionale ormai ampiamente studiata dalla letteratura scientifica, nonostante non sia ancora formalmente riconosciuta come diagnosi autonoma nei manuali nosografici quali il DSM.

La dipendenza affettiva si può definire in maniera sintetica ma pregnante come una necessità emotiva eccessiva dell’altro, che viene vissuto come indispensabile per il proprio equilibrio psicologico e per il proprio senso di valore personale (Russo & Topino, 2023). L’identità, l’autostima e la regolazione emotiva dell’individuo finiscono così per dipendere quasi totalmente dalla relazione romantica in essere, rendendo la persona vulnerabile, ansiosa, progressivamente sempre meno autonoma e sempre più infelice, perché incapace di sciogliere questo vincolo.

Riconoscere i primi segnali di questa sofferenza emotiva in rapporto alla propria storia d’amore è, dunque, fondamentale, perché spesso questi pattern relazionali si instaurano in modo graduale e silenzioso, insidioso, senza che l’individuo ne sia chiaramente consapevole. Uno dei primi campanelli d’allarme più frequenti a cui prestare particolare attenzione è il bisogno costante di conferme, che cresce nel tempo. La persona sente sempre più il bisogno di essere rassicurata sull’amore dell’altro, sul proprio valore e sulla stabilità del legame. Nello stesso tempo, l’autostima appare fragile e fortemente dipendente dallo sguardo del partner e si manifesta una significativa difficoltà a sentirsi “abbastanza” in autonomia (Russo & Topino, 2023). A questo si associa spesso una paura intensa dell’abbandono, il cosiddetto terrore abbandonico, che può manifestarsi anche in assenza di segnali concreti di allontanamento da parte del partner. Il timore di essere lasciati genera, quindi, ansia, ipervigilanza e talvolta comportamenti di ipercontrollo o, all’altro estremo, di adattamento eccessivo. La ricerca evidenzia come questi vissuti siano strettamente legati a stili di attaccamento insicuro, in particolare a quello ansioso-preoccupato (Moral-Jiménez & Mena-Baumann, 2024). Un segnale più sottile, ma clinicamente rilevante, è la difficoltà a prendere decisioni in autonomia. La persona tende, infatti, a chiedere continuamente il parere del partner, a rimandare scelte personali o a conformarsi ai desideri dell’altro, anche quando questi sono manifestamente in contrasto con i propri bisogni. In questo modo, l’autonomia decisionale viene progressivamente erosa dal bisogno di sentire il partner vicino. Con il tempo, può emergere un vero e proprio annientamento dei bisogni personali: desideri, interessi, amicizie e obiettivi personali vengono, infatti, messi sistematicamente da parte se non sono in linea con quelli del partner, al fine di preservare la relazione e scongiurare l’abbandono. L’altro diventa il centro esclusivo della vita emotiva, mentre il proprio mondo interno si restringe sempre di più. Questo autosacrificio, lungi dal rafforzare il legame, contribuisce, al contrario, ad alimentare un profondo senso di vuoto e frustrazione (Moral-Jiménez & Mena-Baumann, 2024). Un altro elemento caratteristico è la presenza di pensieri ricorrenti e intrusivi sul partner e sulla relazione. La mente dell’individuo è perennemente occupata dal timore ossessivo di perdere l’altro, dal bisogno di capire cosa prova o dal rimuginare su come mantenere il legame. Studi sulla dipendenza emotiva mostrano come questi pattern cognitivi siano simili, per intensità e pervasività, a quelli osservabili in altre forme di dipendenza psicologica (Lemos & Londoño, 2006).

Dal punto di vista emotivo e corporeo, la dipendenza affettiva può manifestarsi attraverso ansia, stanchezza emotiva, insonnia, tensioni somatiche e sintomi depressivi. Il benessere psicologico risulta strettamente legato all’andamento della relazione, rendendo la persona particolarmente vulnerabile ai conflitti o alle distanze emotive (Russo & Topino, 2023).

Infine, non è raro osservare un progressivo isolamento sociale. Le relazioni esterne perdono importanza e il tempo viene investito quasi esclusivamente nel rapporto di coppia. Questo restringimento del mondo relazionale riduce le risorse di supporto e aumenta il rischio di rimanere intrappolati in dinamiche relazioni disfunzionali, che provocano sofferenza e logoramento.

Il valore di un percorso psicoterapico

Affrontare la dipendenza affettiva significa cercare di individuare un modo di amare in modo più sano, senza il rischio di perdere sé stessi. Un percorso psicoterapico offre uno spazio sicuro in cui esplorare le origini di questi schemi relazionali, che spesso sono radicati in esperienze relazionali precoci, carenze affettive o modelli di attaccamento insicuro che si perpetuano nel tempo. Un percorso psicoterapico può aiutare a rafforzare l’autostima, sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri bisogni emotivi, migliorare la regolazione delle emozioni e, infine, può aiutarci a imparare a costruire confini relazionali più funzionali. Nel tempo, il lavoro terapeutico favorisce una maggiore autonomia affettiva e la possibilità di vivere relazioni basate sulla reciprocità, piuttosto che sulla dipendenza.

Riferimenti bibliografici 

Lemos, V., & Londoño, J. (2006). Emotional dependency questionnaire: Psychometric properties. Acta Colombiana de Psicología, 9(2), 127–140.

Moral-Jiménez, M. de la V., & Mena-Baumann, A. (2024). Emotional dependence and narcissism in couple relationships: Echo and Narcissus syndrome. Behavioral Sciences, 14(12), 1190. https://doi.org/10.3390/bs14121190

Russo, S., & Topino, E. (2023). Love addiction, adult attachment patterns and self-esteem: Testing for mediation using path analysis. Journal of Personalized Medicine, 13(2), 247. https://doi.org/10.3390/jpm13020247.

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