Uno sguardo panoramico sull’ADHD
… Sei sempre svogliato e pigro e sembri maleducato! Dimentichi tutto ciò che ti diciamo, anche quando te lo ripetiamo mille volte. E non riesci proprio a organizzarti un minimo: arrivi in ritardo a ogni impegno, perdi tempo, lasci le cose a metà… cominci tante attività contemporaneamente senza portarne a termine nemmeno una. Che cosa possiamo fare con te? Ti rendi conto di quanti problemi ci stai creando?
Quante volte genitori o familiari esasperati si lasciano sfuggire frasi come questa durante l’ennesima sfuriata perché i compiti languiscono ancora miseramente da una parte o dopo un altro appuntamento saltato?
L’ADHD è un disturbo evolutivo che il DSM-5-TR colloca tra quelli del neurosviluppo; esso è caratterizzato da livelli alterati di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività. La disattenzione e la disorganizzazione possono rendere difficile all’individuo concentrarsi su un compito preciso e trattenere le informazioni ricevute. Quando presenti, l’iperattività e l’impulsività possono manifestarsi, invece, attraverso irrequietezza, difficoltà a restare seduti, tendenza a interferire nelle attività altrui, fatica ad aspettare e ridotta tolleranza alla frustrazione. Il disturbo può persistere anche in età adulta, con ripercussioni significative sulla vita di coppia, familiare, lavorativa e sociale. Si possono distinguono tre sottotipi di ADHD, sempre seguendo il DSM – 5 – TR:
- Tipologia con disattenzione predominante;
- Tipologia con iperattività/impulsività predominante;
- Tipologia combinata – la quale presenta sintomi sia di disattenzione che di iperattività/impulsività.
L’ADHD risulta più frequente nei maschi che nelle femmine ed è importante che non venga scambiato per semplice pigrizia oppure per maleducazione, cosa che può accadere perché i bambini e gli adolescenti con ADHD appaiono “difficili” da gestire, poco tolleranti verso le regole o “intrusivi” nei confronti degli altri; è, però, essenziale ricordare che questi comportamenti non dipendono dalla loro volontà. Non si tratta, infatti, in questi casi della normale vivacità infantile, ma di un disturbo che può rendere complessa e faticosa la gestione delle routine quotidiane e delle emozioni. Negli adulti, pur essendo in genere meno evidenti i sintomi di irrequietezza motoria, possono comunque persistere difficoltà nell’organizzare il lavoro, le attività domestiche, gli appuntamenti e i compiti più articolati.
Adottare verso l’ADHD una prospettiva dimensionale, anziché esclusivamente categoriale come da manuale diagnostico, può aiutare a sostenere concretamente lo sviluppo della persona, valorizzandone le caratteristiche specifiche, che non coincidono con la descrizione della categoria diagnostica: una persona con ADHD non è il suo disturbo, ma un individuo specifico con risorse da poter potenziare e limiti su cui poter lavorare, proprio come tutti gli altri. Considerare l’ADHD come una condizione di vulnerabilità o come una neuroatipicità, e non soltanto come un’etichetta diagnostica, consente di accogliere i bisogni individuali guardando alla persona nella sua interezza e nella sua ricchezza. Questo modo di parlarne favorisce anche una maggiore inclusione e contribuisce a ridurre lo stigma patologizzante che circonda questa condizione. La prospettiva dimensionale e quella della neurodiversità orientano familiari e professionisti verso un’accoglienza autentica dell’individuo. Pur rispettando la diagnosi categoriale formulata secondo il DSM-5-TR, tale approccio può aiutarci a interagire meglio con le persone con ADHD, comprendendone e accettandone il peculiare funzionamento.
Tradurre questa prospettiva inclusiva in un sostegno concreto per tutta la famiglia o per la classe significa intervenire non soltanto sulla persona, ma anche sui contesti quotidiani in cui vive, adattando, quindi, le richieste, le strategie e le modalità relazionali alle sue specifiche caratteristiche. In questa direzione, il parent training e il teacher training rappresentano due tra gli interventi psicosociali per cui si riscontra maggior supporto scientifico. Il parent training aiuta i genitori a comprendere meglio il funzionamento del bambino o dell’adolescente e ad applicare delle strategie comportamentali coerenti, come definire regole chiare, anticipare le situazioni critiche, rinforzare i comportamenti adeguati e gestire in modo prevedibile quelli problematici. Le revisioni della letteratura mostrano i benefici sulle pratiche educative, sul senso di competenza genitoriale, sulla relazione familiare e sui comportamenti oppositivi o disfunzionali; gli effetti sui sintomi nucleari dell’ADHD possono, invece, essere più variabili. Il teacher training applica principi analoghi però al contesto scolastico, offrendo agli insegnanti strumenti efficaci per organizzare l’ambiente, formulare consegne brevi e verificabili, utilizzare rinforzi e feedback tempestivi e favorire la partecipazione alle varie attività anche dell’alunno con ADHD. Gli interventi comportamentali in classe possono migliorare il comportamento e il funzionamento scolastico, soprattutto quando famiglia, scuola e professionisti condividono obiettivi e modalità operative. In questo senso, parent training e teacher training rendono operativa l’idea di accogliere il peculiare funzionamento della persona, valorizzandone le risorse e riducendo gli ostacoli presenti nei suoi ambienti di vita. Non sono interventi colpevolizzanti né sostituiscono automaticamente altri trattamenti: devono essere adattati all’età, ai bisogni nonché al quadro clinico della persona e inseriti, quando indicato, in un progetto multimodale definito con professionisti qualificati.
Riferimenti bibliografici:
American Psychiatric Association. (2023). DSM-5-TR: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (G. Nicolò & E. Pompili, a cura dell’ed. italiana). Raffaello Cortina Editore.
Dekkers, T. J., Hornstra, R., van der Oord, S., Luman, M., Hoekstra, P. J., Groenman, A. P., & van den Hoofdakker, B. J. (2022). Meta-analysis: Which components of parent training work for children with attention-deficit/hyperactivity disorder? Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 61(4), 478–494. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2021.06.015
Hornstra, R., Groenman, A. P., van der Oord, S., Luman, M., Dekkers, T. J., van der Veen-Mulders, L., Hoekstra, P. J., & van den Hoofdakker, B. J. (2023). Review: Which components of behavioral parent and teacher training work for children with ADHD? A metaregression analysis on child behavioral outcomes. Child and Adolescent Mental Health, 28(2), 258–268. https://doi.org/10.1111/camh.12561
National Institute for Health and Care Excellence. (2018). Attention deficit hyperactivity disorder: Diagnosis and management (NICE Guideline NG87; updated 2019). https://www.nice.org.uk/guidance/ng87
Per informazioni sui percorsi dedicati all’ADHD:
studio@barbaracalcinai.it
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