Cyberbullismo in adolescenza: comprendere il fenomeno per costruire relazioni più sicure

L’adolescenza è una fase di profonda trasformazione, durante la quale i ragazzi cercano di costruirsi un’identità indipendente, si affacciano al mondo, sperimentano nuove relazioni e cercano un equilibrio tra l’appartenenza a un gruppo (ma anche alla famiglia) e l’autonomia personale. Oggi questo lungo percorso si sviluppa anche nel mondo digitale, dove i social network, le chat e le piattaforme online costituiscono spazi fondamentali di socializzazione sia per i giovanissimi che ormai anche per gli adulti. È proprio in questi contesti, però, che può emergere un fenomeno sempre più diffuso e complesso: il cyberbullismo.

Il cyberbullismo consiste in comportamenti intenzionali e ripetuti di aggressione, umiliazione, esclusione o minaccia messi in atto attraverso gli strumenti digitali (Smith et al., 2008). A differenza del bullismo tradizionale, esso può verificarsi in qualsiasi momento della giornata, raggiungendo la vittima anche all’interno della propria casa, luogo che normalmente rappresenta uno spazio di protezione e sicurezza, proprio perché avviene online, quindi in uno spazio smaterializzato, rendendolo, di fatto, un fenomeno molto pervasivo. Messaggi offensivi, diffusione di immagini senza consenso, creazione di profili falsi, esclusione dai gruppi online, derisione, diffusione di pettegolezzi o insulti pubblici sono soltanto alcune delle modalità attraverso cui il cyberbullismo può manifestarsi. Uno dei gravi problemi di questa forma di bullismo è la velocità di diffusione dei contenuti e la loro permanenza nel tempo, che possono amplificare profondamente la sofferenza emotiva e il disagio di chi ne è vittima.

Dal punto di vista psicologico, gli effetti possono essere anche devastanti, soprattutto in età giovanile: numerose ricerche evidenziano, infatti, un aumento del rischio di ansia, depressione, isolamento sociale, bassa autostima, difficoltà scolastiche e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria (Kowalski et al., 2014). Da non sottovalutare l’aspetto complementare del fenomeno: anche chi agisce i comportamenti di cyberbullismo può manifestare difficoltà psicoemotive: per esempio, nella regolazione emotiva, nella gestione dei conflitti e nel provare empatia verso gli altri.

Da una prospettiva sistemico-familiare, il cyberbullismo può essere compreso come l’espressione di dinamiche relazionali disfunzionali che si costruiscono e si mantengono nei diversi contesti di vita dell’adolescente. La famiglia può essere una risorsa: come primo contesto nel quale i ragazzi imparano a riconoscere le emozioni, a gestire i conflitti e a sviluppare modalità rispettose di relazione, attraverso una comunicazione aperta, una buona disponibilità all’ascolto e un clima familiare caratterizzato da fiducia reciproca, è possibile favorire una maggior probabilità che gli adolescenti condividano in famiglia eventuali episodi di cyberbullismo vissuti o osservati. Al contrario, la paura di essere giudicati, puniti o di perdere l’accesso ai dispositivi digitali può portare molti ragazzi a mantenere il silenzio, aumentandone il senso di solitudine e di impotenza.

Anche il gruppo dei pari svolge, però, un ruolo fondamentale, soprattutto nell’adolescenza, periodo in cui i coetanei, il loro giudizio e la loro accettazione diventano importantissimi per i ragazzi. Molti episodi di cyberbullismo vengono, infatti, alimentati dalla partecipazione silenziosa di spettatori passivi o attivi, che condividono i contenuti offensivi, mettono “mi piace” a post e foto che denigrano o umiliano la vittima o semplicemente non intervengono affatto, per paura di diventare a loro volta delle vittime o per il timore di essere esclusi dal gruppo. Quindi, promuovere una cultura della responsabilità digitale significa aiutare tutti gli adolescenti a riconoscere il proprio ruolo attivo nella costruzione di relazioni online rispettose. La prevenzione del cyberbullismo non può e non deve passare soltanto attraverso il controllo dell’utilizzo della tecnologia, ma necessariamente attraverso un’adeguata educazione emotiva e relazionale che poi si trasformi in consapevolezza di quanto è lecito, ma soprattutto, giusto fare. Insegnare ai ragazzi a riconoscere le proprie emozioni, aiutarli a sviluppare l’empatia, a gestire i conflitti in maniera funzionale e a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni costituisce uno dei principali fattori protettivi contro il dilagare del cyberbullismo. È altrettanto importante che anche gli adulti acquisiscano una qualche familiarità con gli ambienti digitali frequentati dagli adolescenti, siano essi figli, nipoti o studenti: non è necessario conoscere ogni applicazione o piattaforma in maniera dettagliata, quanto piuttosto mantenere aperto un dialogo curioso, non giudicante e interessato rispetto alla loro esperienza online.

Quando emerge una situazione di cyberbullismo è fondamentale intervenire tempestivamente: ascoltare il ragazzo senza minimizzare quanto gli è accaduto o gli sta accadendo, documentare gli episodi avenuti, coinvolgere la scuola e, quando necessario, rivolgersi a un professionista della salute mentale, permette di costruire un percorso di tutela e di elaborazione dell’esperienza. L’intervento psicoterapeutico a orientamento sistemico-familiare offre uno spazio nel quale non soltanto il ragazzo, ma l’intero sistema relazionale può comprendere il significato dell’accaduto, individuare nuove modalità comunicative e rafforzare le risorse presenti nella famiglia. L’obiettivo è quello di favorire relazioni più sicure, consapevoli e capaci di sostenere la crescita dell’adolescente, nonché d’incrementarne l’autostima e la consapevolezza.

In una società sempre più connessa, come la nostra, educare al rispetto, alla responsabilità e all’empatia rappresenta una delle sfide più importanti per famiglie, scuola e comunità, una sfida a cui siamo tutti chiamati a rispondere. 

Riferimenti bibliografici

Kowalski, R. M., Giumetti, G. W., Schroeder, A. N., & Lattanner, M. R. (2014). Bullying in the digital age: A critical review and meta-analysis of cyberbullying research among youth. Psychological Bulletin, 140(4), 1073–1137. https://doi.org/10.1037/a0035618

Smith, P. K., Mahdavi, J., Carvalho, M., Fisher, S., Russell, S., & Tippett, N. (2008). Cyberbullying: Its nature and impact in secondary school pupils. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 49(4), 376–385. https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2007.01846.x

UNESCO. (2019). Behind the numbers: Ending school violence and bullying. Paris, France: UNESCO.

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