Dipendenza affettiva e violenza di genere: un rapporto complesso tra bisogno, controllo e potere

La dipendenza affettiva, intesa come un attaccamento totalizzante e disfunzionale verso il proprio partner, si presenta spesso come una dimensione soggettiva capace di influenzare significativamente le scelte relazionali dell’individuo. Quando questa dinamica si instaura in relazioni sentimentali caratterizzate dalla violenza, i meccanismi psicologici che mantengono la relazione possono rendere le vittime più vulnerabili a forme ripetute di abuso e ostacolarne l’uscita dal circolo della violenza. È, quindi, importante distinguere tra i fattori individuali (come gli stili d’attaccamento, i tratti di personalità e la dipendenza affettiva patologica) e i fattori relazionali e socioculturali (quali l’asimmetria di potere, le norme di genere, e l’isolamento), che possono intrecciarsi in rapporti caratterizzati da abuso e sopraffazione. 

Dal punto di vista empirico, alcune rassegne e meta-analisi mostrano che gli stili d’attaccamento insicuri (ansioso ed evitante) possono associarsi sia alla vittimizzazione sia alla perpetration, ovvero all’agito  della violenza fisica e psicologica nelle coppie: l’attaccamento ansioso può favorire, infatti, comportamenti di ricerca della vicinanza e di iper-controllo emotivo, mentre l’evitamento può collegarsi a difficoltà nella regolazione emotiva e al ricorso a comportamenti aggressivi come strategia di difesa o distanziamento. Queste correlazioni, però, non implicano che ciò accada sempre; ci mostrano soltanto che tali stili d’attaccamento possono aumentare il rischio di dinamiche disfunzionali di coppia nel contesto di altri fattori presenti (per esempio, uso di sostanze stupefacenti, stress economico, precedenti esperienze traumatiche ecc.). 

Un contributo classico alla comprensione del legame tra affetto e violenza è la teoria del “traumatic bonding”: gli schemi di abuso intermittente (fasi di maltrattamento alternate a momenti di riconciliazione o di cura) e l’asimmetria di potere possono produrre forti legami emotivi che trattengono la vittima nella relazione anche quando la violenza è grave e la vittima è a rischio. Alcuni studi longitudinali hanno mostrato come la combinazione di intermittenza e disuguaglianza di potere nella relazione predica l’emergere di sintomi traumatici e un abbassamento dell’autostima, pur in presenza di un attaccamento perdurante nei confronti del partner, rendendo, di fatto, più difficoltosa la separazione e il percorso di uscita della vittima dal ciclo della violenza. 

Il concetto clinico di dipendenza affettiva patologica (o PAD — Pathological Affective Dependence) aiuta a descrivere quelle situazioni in cui il bisogno affettivo diventa disfunzionale e totalizzante, situazioni in cui la concezione di sé dipende esclusivamente dalla presenza del partner, in cui la paura dell’abbandono è così intensa da essere intollerabile, in cui anche una minima indisponibilità del partner viene interpretata come un rifiuto del proprio amore e della propria persona. In questi casi, il rischio di tollerare abusi psicologici, manipolazione e controllo diventa più alto, perché la perdita relazionale viene percepita come una minaccia esistenziale che non può neanche essere pensata, nemmeno in presenza di abuso. La letteratura clinica recente sottolinea che la PAD si manifesta su un continuum e richiede interventi che lavorino su identità, confini e regolazione affettiva. Risulta, però, fondamentale non finire per colpevolizzare la vittima di violenza, se “dipendente”, quasi il suo incolmabile bisogno d’amore fosse la causa diretta della violenza che subisce. La violenza di genere è fondamentalmente un fenomeno di esercizio del potere e di controllo che si inscrive in contesti culturali e strutturali (stereotipi di genere, mancata protezione istituzionale, barriere economiche), mentre la dipendenza affettiva può essere sia un fattore di vulnerabilità sia un esito dell’abuso (bassa autostima, isolamento, trauma complesso). 

In termini terapeutici, un approccio sistemico-relazionale offre strumenti utili per ripristinare un equilibrio di potere in caso di dinamiche di dipendenza/evitamento: si lavora, infatti, sulle dinamiche di coppia e sulle reti di significato circostanti (le famiglie d’origine, i ruoli sociali ecc.). 

Per quanto riguarda coloro che agiscono la violenza (i carnefici), la ricerca clinica suggerisce che alcuni sottotipi di perpetratori mostrano differenti profili psicologici: per alcuni la violenza è espressione di controllo patriarcale e norme culturali; per altri, invece, è collegata a problemi nella regolazione affettiva, all’impulsività o a disturbi di personalità. Questa eterogeneità implica percorsi di intervento diversi, che vadano a lavorare sulle reali problematiche dell’individuo.

Non è mai superfluo insistere sull’importanza basilare della prevenzione primaria: occorre, quindi, promuovere buone competenze relazionali e affettive fin dall’adolescenza (attraverso un’adeguata educazione emozionale, il riconoscimento dei sani confini in tutti i tipi di relazione, l’apprendimento della comunicazione assertiva); contrastare gli stereotipi di genere e i pregiudizi, nonché le forme normative di controllo; inoltre, è necessario rendere accessibili a tutti quei servizi che permettono interventi precoci ed efficaci. 

Per concludere, il nesso tra dipendenza affettiva e violenza di genere è complesso e bidirezionale. La dipendenza affettiva può aumentare la vulnerabilità della vittima a rimanere incastrata in relazioni violente attraverso meccanismi di attaccamento insicuro, traumatic bonding e perdita di confini; nello stesso tempo, però, l’esperienza stessa dell’abuso promuove la dipendenza, l’isolamento e l’abbassamento dell’autostima. 

Riferimenti bibliografici:

Dutton, D. G., & Painter, S. L. (1993). Emotional attachments in abusive relationships: A test of traumatic bonding theory. Violence and Victims, 8(2), 105–120.

Spencer, C. M., Keilholtz, B., & altri. (2021). The association between attachment styles and physical intimate partner violence perpetration and victimization: A meta-analysis. Family Process, 60(1), 270–284. https://doi.org/10.1111/famp.12545. 

World Health Organization. (2024). Violence against women — fact sheet. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/violence-against-women. 

UN Women. (2024). Facts and figures: Ending violence against women.  https://www.unwomen.org/en/articles/facts-and-figures/facts-and-figures-ending-violence-against-women. 

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