La terapia familiare: perché proporla?
La terapia familiare non è banalmente «portare la famiglia nello studio del professionista», ma un vero e proprio approccio clinico, che considera i problemi psicologici come espressione di dinamiche relazionali e di sistema, e non esclusivamente come difficoltà del singolo individuo. La prospettiva sistemico-relazionale sposta, quindi, l’attenzione dai sintomi manifesti alle relazioni che li accendono e li mantengono nel tempo, permettendo di intervenire sui nodi comunicativi, sulle regole implicite, sui ruoli disfunzionali e sulle alleanze che spesso trasformano i problemi individuali in problemi di tutto il sistema. Per quali situazioni la terapia familiare si dimostra particolarmente utile? I campi in cui l’evidenza empirica è più robusta includono i disturbi esternalizzanti sviluppati in età evolutiva (per esempio, i disturbi della condotta, il disturbo da abuso di sostanze, l’ADHD), alcuni disturbi del comportamento alimentare che s’instaurano durante l’adolescenza, problematiche associate a eventi traumatici familiari e la gestione di malattie croniche e invalidanti nei giovani. Per questi ambiti, le revisioni sistematiche e le RCT mostrano effetti clinici stabili e sostenuti nel tempo.
Ma come opera il cambiamento la terapia familiare? Dal punto di vista clinico, la terapia sistemica-relazionale crea spazi in cui i membri della famiglia possono osservare e rivedere le proprie interazioni: il terapeuta guida la riformulazione delle definizioni del problema, fa sperimentare nuove modalità comunicative durante le sedute, facilita l’acquisizione di competenze di problem-solving e lavora sui confini e sui ruoli. Questo lavoro produce dei cambiamenti che spesso si generalizzano alla vita quotidiana proprio perché modificano il contesto relazionale che aveva mantenuto in essere il problema.
L’approccio sistemico-familiare può anche essere considerato un approccio ecologico, perché il terapeuta amplia l’intervento oltre il singolo, coinvolgendo la famiglia, le risorse e la rete sociale. L’impatto funzionale può essere significativo: oltre alla riduzione dei sintomi, infatti, questo tipo di psicoterapia va a migliorare il funzionamento di tutto il sistema-famiglia, la comunicazione tra i membri e la loro capacità di gestire crisi e conflitti.
Il paziente e la sua famiglia cosa possono aspettarsi da un percorso psicoterapico? La terapia familiare, per “funzionare” davvero e, dunque, per rivelarsi efficace, richiede collaborazione, onestà e spesso la disponibilità a mettere in discussione consuetudini relazionali consolidate da parte di tutti i membri che entrano nella stanza della terapia. I cambiamenti non sono sempre rapidi (ci vuole tempo per trasformare dinamiche relazionali e comunicative consolidate e “abitudinarie”) ma, quando sono efficaci, essi tendono a durare perché vanno a riorganizzare il sistema che aveva “prodotto” la difficoltà. La motivazione intrinseca al cambiamento e all’evoluzione, quindi, è un requisito imprescindibile affinché le cose cambino realmente e in maniera duratura.
Concludendo, possiamo dire che la terapia familiare, nel quadro della psicoterapia sistemico-relazionale, rappresenta uno strumento clinico potente e supportato dall’evidenza scientifica per una serie di problematiche, legate soprattutto all’età evolutiva e in molte situazioni adulto-familiari. Proporla a un sistema familiare significa offrire un intervento che mira non soltanto al sollievo sintomatico del singolo individuo, ma a una ristrutturazione duratura delle relazioni che contano all’interno di quel sistema.
Un esempio reale, per capire meglio
Marco (nome di fantasia) ha 15 anni e, nell’ultimo anno, è stato più volte sospeso da scuola per litigi e comportamenti aggressivi nei confronti dei compagni. I genitori arrivano in terapia convinti che il problema sia del figlio e che sia assolutamente necessario “rimetterlo in riga” e “farlo rigare dritto”. Seduta dopo seduta, però, emerge un quadro ben diverso: il padre è spesso lontano per lavoro, la madre è stanca e si sente sola nella gestione familiare, mentre tra i due scoppiano continui litigi su regole e punizioni. Marco, pur sembrando arrabbiato, racconta di sentirsi “etichettato come il cattivo della famiglia” e di non avere spazio per parlare ed esprimersi.
La terapia familiare aiuta a cambiare il modo in cui la famiglia comunica: meno accuse, più ascolto, regole condivise e comprensibili per tutti. In questo specifico caso, il padre trova modi concreti per essere più presente, mentre la madre si alleggerisce, e Marco inizia finalmente a sentirsi parte della soluzione e non più l’unico problema della famiglia. Nel giro di poche settimane i conflitti diminuiscono, la scuola segnala miglioramenti e in casa l’atmosfera si fa più tranquilla. Tutto questo non è accaduto perché Marco “ha imparato la lezione”, ma perché tutta la famiglia ha cambiato il proprio modo di funzionare. È questo il cuore della terapia familiare: quando cambia la relazione, spesso rientrano anche i sintomi.
Riferimenti bibliografici:
Carr, A. (2019). Family therapy and systemic interventions for child-focused problems: The current evidence base. Journal of Family Therapy. https://doi.org/10.1111/1467-6427.12226
Von Sydow, K., Retzlaff, R., Beher, S., Haun, M. W., & Schweitzer, J. (2013). The efficacy of systemic therapy for childhood and adolescent externalizing disorders: A systematic review of 47 randomized controlled trials. Family Process, 52(4), 576–618. https://doi.org/10.1111/famp.12047
Per informazioni e appuntamenti:
Immagini Pexels
