In attesa di un figlio: aspettative, paure e sogni della coppia

L’arrivo di un figlio è un evento trasformativo, ma anche critico, che coinvolge profondamente l’identità individuale dei due partner, ma anche e soprattutto la relazione di coppia. Spesso si parla, e si sente parlare, del periodo della gravidanza come di un momento “magico”, ricco di emozioni positive, attese gioiose e sogni condivisi con tutta la famiglia. Tuttavia, dietro questa narrazione idealizzata si possono celano paure, insicurezze e interrogativi destabilizzanti che meritano di essere riconosciuti e accolti. Dal punto di vista sistemico-relazionale, la coppia è considerata un sistema dinamico in continuo adattamento: l’equilibrio, infatti, tende a divenire instabile al passaggio da una fase all’altra e, dunque, per ristabilire l’omeostasi, è necessario trovare sempre un nuovo equilibrio, più funzionale alla fase che la coppia sta attraversando. L’attesa di un figlio rappresenta una tappa di transizione cruciale, in cui avviene il passaggio da una diade (la coppia) a una triade (genitori e figlio), che comporta una significativa ristrutturazione delle dinamiche relazionali all’interno del nucleo familiare. I due partner si trovano adesso a ridefinire ruoli, aspettative e priorità, ma spesso lo fanno in modo implicito e non sincronizzato.

Le aspettative: tra sogni e proiezioni

Ogni futuro genitore porta con sé un bagaglio di esperienze personali, familiari e culturali che influenzano il modo in cui immagina il proprio ruolo di madre o padre e il proprio figlio. Le aspettative possono riguardare il tipo di genitore che si desidera essere, il comportamento del partner nei confronti del nascituro, oppure l’aspetto e il temperamento del bambino. A volte, queste aspettative sono significativamente influenzate dai modelli familiari interiorizzati: “Non voglio essere come mio padre”, “Spero che mio figlio abbia un’infanzia diversa dalla mia”; “Vorrei che avesse gli occhi azzurri della nonna”; “Spero che verrà su gentile e cortese”. Queste proiezioni, del tutto comuni, possono generare tensioni, soprattutto quando i due partner hanno visioni diverse o poco esplicitate.

Paure e vulnerabilità condivise o nascoste

Accanto ai sogni, emergono anche paure e inquietudini più o meno profonde o esplicite: “Saremo capaci?”, “E se qualcosa andasse storto?”, “Il nostro rapporto cambierà?”, “Se non riuscirò a essere una buona madre?”; “Come s’impara a fare in padre?”. Molti futuri genitori temono di perdere la propria individualità, l’intimità di coppia, di dover rinunciare ai propri interessi e svaghi oppure di non essere all’altezza del nuovo ruolo, così delicato. In questa fase, è comune che riemergano anche antiche insicurezze legate alla propria storia affettiva e familiare. Nel lavoro terapeutico sistemico-relazionale, questi timori vengono esplorati non soltanto come forme d’ansia individuale, ma come elementi che si inseriscono all’interno di una trama relazionale più ampia. È importante, perciò favorire il dialogo all’interno della coppia, come strumento di comunicazione efficace fatto anche di ascolto attivo e non soltanto dell’esternazione dei propri bisogni. Discutere con franchezza delle proprie paure, dei desideri e delle aspettative, confrontandosi con il proprio partner, può prevenire incomprensioni e conflitti futuri. Non si sta suggerendo di “trovare la soluzione giusta”, ma di creare uno spazio di ascolto reciproco in cui ogni vissuto di entrambi i membri della coppia possa essere legittimato.

Ma nel percorso che ci accompagna a diventare genitori, è necessario anche interrogarsi sul proprio stile relazionale: in che modo comunichiamo i nostri bisogni? Quanto spazio siamo in grado di lasciare all’altro per esprimersi? Sappiamo ascoltare davvero e favorire un clima disteso che stimola al dialogo? Quali copioni familiari stiamo riproponendo, anche senza accorgercene? Aspettare un figlio può davvero essere un’opportunità preziosa per crescere come coppia ed evolvere. È il momento in cui si può imparare a sostenersi reciprocamente, ad accogliere le proprie fragilità e quelle dell’altro, a costruire una nuova complicità di coppia. Se vissuto con consapevolezza, questa fase, così bella ma complessa e delicata, può rafforzare il legame tra i due partner, rendendolo più profondo e autentico. In questo senso, la terapia sistemico-relazionale può offrire uno spazio protetto e un tempo dedicato per esplorare insieme ciò che sta accadendo, senza tema di giudizio.

Nel mio studio a Firenze offro interventi basati sulla terapia sistemico-relazionale, nella quale sono formata, per individui, coppie e famiglie.

Per informazioni:

studio@barbaracalcinai.it 

Con Lo Schicco di Grano APS, di cui sono fondatrice e Presidente, organizzo attività di supporto alla genitorialità, per la gestione del sonno nel neonato, parent training e circoli di mamme.

Per informazioni:

associazioneloschiccodigrano@gmail.com 

Riferimenti bibliografici

Cowan, C. P., & Cowan, P. A. (2000). When partners become parents: The big life change for couples. Mahwah, NJ: Lawrence Erlbaum Associates.

Feinberg, M. E. (2002). Coparenting and the transition to parenthood: A framework for prevention. Clinical Child and Family Psychology Review, 5(3), 173–195. https://doi.org/10.1023/A:1019695015110

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