L’ansia è una delle esperienze psicologiche più comuni nella vita quotidiana, che tutti proviamo, eppure spesso viene fraintesa, banalizzata o vissuta con un certo senso di colpa o anche con un po’ di vergogna. In realtà è una risposta complessa del nostro organismo a situazioni percepite come minacciose o impegnative (Barlow, 2002), che però non sempre viene riconosciuta per ciò che è (quante volte diciamo “mi sale l’ansia” misconoscendo l’emozione che stiamo realmente provando?). 

In una certa misura, si può affermare che l’ansia è utile, ha, infatti, una funzione adattiva: ci prepara ad affrontare le sfide, aumenta la nostra vigilanza e mobilita velocemente le nostre energie e le nostre risorse per “l’attacco o la fuga”. Senza l’ansia, probabilmente saremmo molto meno pronti a reagire ai pericoli o a gestire le situazioni critiche (LeDoux, 1996) che necessitano di grande prontezza. Tuttavia, quando essa diventa eccessiva, persistente o francamente sproporzionata rispetto alla situazione che l’ha elicitata, può trasformarsi in una fonte di sofferenza significativa per l’individuo, nonché di comportamenti disadattivi e difficoltà relazionali. 

Nella vita quotidiana, l’ansia si può manifestare in molti modi: preoccupazioni costanti, difficoltà a rilassarsi, tensione muscolare, tachicardia e disturbi del sonno o del sistema digestivo. Spesso è anche accompagnata da un flusso continuo di pensieri anticipatori, orientati al peggio, che alimentano ulteriormente lo stato ansioso (Beck, 1976) e procurano notevole sofferenza e disagio.

Secondo i modelli cognitivi, non sono gli eventi in sé a generare ansia e preoccupazione eccessiva, ma l’interpretazione che noi diamo di essi (Ellis, 1962). Accanto ai pensieri, però, anche il corpo assume un ruolo fondamentale: l’ansia, infatti, attiva il sistema nervoso autonomo, preparando l’organismo a una reazione aggressiva o di difesa (Cannon, 1932), quindi ci fa provare tutta una serie di sensazioni particolari (sudorazione, crampi, giramenti di testa, tremito, accelerazione del battito cardiaco). Per allentare l’ansia (e per sfuggire alle spiacevoli sensazioni che di solito l’accompagnano), le persone ansiose generalmente tendono a evitare le situazioni temute; ma se nel breve termine l’evitamento dà sollievo immediato, nel lungo periodo, al contrario, mantiene e rafforza il problema (Mowrer, 1960), perché l’ansia crescerà ogni qualvolta la persona sarà costretta dalle circostanze ad affrontare una delle situazioni ansiogene. Nella vita quotidiana, fattori come lo stress lavorativo, le relazioni interpersonali e l’incertezza generale possono contribuire ad aumentare i livelli di ansia di una persona (Baumeister, 2007), contribuendo a mantenere attivo il circolo vizioso di ansia – evitamento – sofferenza.

Affrontare l’ansia però non significa eliminarla completamente, quanto piuttosto imparare a riconoscerla e a gestirla adeguatamente. Un primo passo importante può essere sviluppare una buona consapevolezza del momento presente (Kabat-Zinn, 1990). Tecniche come la respirazione lenta possono, infatti, aiutare a regolare l’attivazione fisiologica (Jerath et al., 2015) e a mantenere la tranquillità. Anche l’esposizione graduale alle situazioni temute può risultare una strategia efficace (Foa & Kozak, 1986) se guidata da un terapeuta. Quando l’ansia interferisce significativamente con la qualità della vita, un percorso psicoterapico può offrire strumenti concreti per la sua gestione (Norcross, 2011) aiutando l’individuo a recuperare equilibrio e benessere.

Riferimenti bibliografici

Baumeister, R. F. (2007). Thel’individuol. Oxford University Press.

Barlow, D. H. (2002). Anxiety and its disorders (2nd ed.). Guilford Press.

Beck, A. T. (1976). Cognitive therapy and the emotional disorders. International Universities Press.

Cannon, W. B. (1932). The wisdom of the body. Norton.

Ellis, A. (1962). Reason and emotion in psychotherapy. Lyle Stuart.
Foa, E. B., & Kozak, M. J. (1986). Emotional processing of fear. Psychological Bulletin, 99(1), 20–35.

Jerath, R., et al. (2015). Physiology of long pranayamic breathing. Medical Hypotheses, 85(5), 486–496.

Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living. Delacorte.

LeDoux, J. E. (1996). The emotional brain. Simon & Schuster.

Mowrer, O. H. (1960). Learning theory and behavior. Wiley.

Norcross, J. C. (2011). Psychotherapy relationships that work (2nd ed.). Oxford University Press.

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