L’utilizzo delle immagini artistiche in psicoterapia: fondamenti teorici ed evidenze scientifiche
L’impiego delle immagini artistiche in psicoterapia rappresenta una metodologia clinica sempre più studiata nell’ambito delle terapie espressive e relazionali perché le opere d’arte, possono costituire un mediatore simbolico molto efficace, capace di facilitare l’accesso ai vissuti emotivi, ai ricordi impliciti e alle rappresentazioni interne che sarebbero difficilmente raggiungibili attraverso il solo linguaggio verbale (Lusebrink, 1990). Numerosi pazienti, soprattutto in condizioni di trauma, disregolazione emotiva o difficoltà di mentalizzazione, incontrano, infatti, ostacoli ardui da superare nel tradurre in parole ciò che provano o che hanno provato, soprattutto se queste emozioni erano molto intense, dolorose o caotiche. In questi casi, quindi, l’immagine artistica funziona come un “ponte” che viene a crearsi tra l’esperienza interna e la comunicazione condivisa, offrendo una forma espressiva meno minacciosa e più immediata (Settineri et al., 2020).
La letteratura contemporanea evidenzia che l’esperienza estetica attiva simultaneamente i processi cognitivi, quelli emotivi e i sensomotori; recenti studi di neuroestetica mostrano come la fruizione artistica coinvolga in effetti i circuiti cerebrali associati all’empatia, alla simulazione incarnata e alla regolazione affettiva, rendendo l’immagine un potente dispositivo trasformativo se utilizzata correttamente in ambito terapeutico (Di Gesto & Leporatti, 2025). In seduta, l’immagine può essere usata in diversi modi: come scelta spontanea del paziente, come libera associazione, come narrazione evocata dall’opera; oppure attraverso un confronto tra immagini diverse o la costruzione di sequenze simboliche. Ciascuna modalità scelta permette al terapeuta di osservare sia il contenuto scelto che il modo in cui il paziente attribuisce significato, organizza il racconto e si relaziona al terapeuta stesso (Lusebrink, 1990).
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la funzione di “regolazione della distanza” emotiva ricoperta dalle immagini. Se, infatti, parlare direttamente di sé può risultare troppo doloroso, parlare di un’immagine, o attraverso di essa, invece, consente al paziente di avvicinarsi gradualmente ai propri nuclei emotivi mantenendo una sufficiente protezione psicologica (Leporatti, 2020). Nel lavoro con gli adolescenti, le immagini artistiche e fotografiche risultano spesso molto efficaci perché attivano un dialogo che ha un codice comunicativo vicino alla cultura visiva contemporanea, in cui i giovanissimi sono immersi. Attraverso di esse, quindi, diventa più semplice per l’adolescente esplorare la propria identità, il bisogno di appartenenza, i conflitti evolutivi e gli eventuali vissuti traumatici senza l’imposizione da parte del terapeuta di una verbalizzazione precoce (Settineri et al., 2020).
Anche nei contesti di riabilitazione psicosociale e salute mentale grave, le arti-terapie mostrano significativi benefici in termini di consapevolezza di sé, partecipazione relazionale e riduzione dell’isolamento. Pur con la necessità di ulteriori studi controllati, le evidenze disponibili indicano un impatto clinicamente significativo sul benessere psicologico e sul funzionamento globale (Volpe et al., 2016).
Dal punto di vista relazionale, l’immagine non agisce da sola: è la co-costruzione di significato che emerge dalla collaborazione tra terapeuta e paziente a renderla terapeutica. L’opera diventa, quindi, un terzo elemento nello spazio clinico, capace di sostenere alleanza, curiosità condivisa e nuove narrazioni del sé (Di Gesto & Leporatti, 2025).
All’interno del progetto “Specchio, specchio: la voce del coro”, realizzato con il contributo di Publiacqua Spa e con il patrocinio del Comune di Firenze, Lo Schicco di Grano APS di cui sono Presidente ha organizzato una mostra fotografica gratuita, dal titolo “L’eco dello specchio: oltre il confine tra amore e potere”, esibita l’8 marzo, in occasione della Festa delle Donne presso il Circolo Lippi di Firenze.
Il 30 maggio 2026, invece, andrà in scena, presso il Teatro Le Laudi di Firenze, lo spettacolo teatrale, sempre all’interno dello stesso progetto, “Mi chiamo Eva”, lo sguardo femminile sulla dipendenza affettiva e i legami disfunzionali. Il ricavato della serata sarà devoluto a Lo Schicco di Grano APS per sostenere le attività gratuite a favore dei soci. Per l’acquisto dei biglietti (euro 15,00 a biglietto), è possibile inviare una mail a:
Riferimenti bibliografici
Di Gesto, C., & Leporatti, C. (2025). Ars curae: Uso di immagini d’arte nel contesto di cura: sviluppi, riflessioni e prove empiriche. Terapia Familiare, 139(3), 39–61. https://doi.org/10.3280/TF2025-139003
Leporatti, C. (2020). I colori della luce. Raccolta di immagini d’arte per uso clinico e nella relazione d’aiuto. In Riga Edizioni.
Lusebrink, V. B. (1990). Imagery and visual expression in therapy. Plenum Press.
