Il rientro a scuola alle superiori: ansia, aspettative e sonno da ritrovare

Per molti adolescenti la fine delle vacanze estive è un momento critico perché, con l’avvicinarsi del rientro a scuola avviene anche il passaggio, spesso piuttosto brusco, da ritmi quotidiani più flessibili e liberi a giornate scandite da orari precisi e inderogabili, impegni e scadenze. Soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado questo passaggio può assumere un significato particolare perché aumentano le richieste di autonomia, le responsabilità scolastiche e anche le preoccupazioni per il futuro. Se per alcuni ragazzi prevale l’entusiasmo nel ricominciare un anno scolastico che porterà con sé nuove sfide stimolanti, nuove amicizie e un ulteriore arricchimento culturale; per altri possono, invece, emergere agitazione, irritabilità, pensieri anticipatori oppure difficoltà a dormire.
Una certa apprensione prima della ripresa scolastica, in effetti, è fisiologica: un po’ d’ansia ci prepara, infatti, ad affrontare al meglio ciò che percepiamo come importante. Diventa, però, utile prestare attenzione quando la preoccupazione diventa intensa, persistente o interferisce con il sonno, lo studio, le relazioni interpersonali e la frequenza scolastica; un livello eccessivo d’ansia ostacola, infatti, il buon rendimento scolastico, oltre a provocare sofferenza allo studente. La letteratura mostra che la pressione scolastica è associata a diversi problemi di salute mentale in adolescenza, compresi i sintomi ansiosi (Steare et al., 2023). Il timore di non essere all’altezza può riguardare i voti, gli esami e le verifiche, il giudizio degli insegnanti, il confronto con i compagni o le aspettative familiari. Anche le domande sul futuro (università, lavoro, scelta del percorso da seguire dopo il diploma) possono trasformare il rientro a scuola in una sorta di “prova generale” dell’età adulta. È importante, allora, aiutare il ragazzo a distinguere tra ciò che deve essere affrontato subito (ma con serenità) e ciò che può essere costruito gradualmente, “un mattoncino per volta”. Non è possibile e nemmeno funzionale eliminare ogni preoccupazione, l’obiettivo deve essere quello di rendere il preoccuparsi per il futuro riconoscibile, tollerabile e compatibile con l’azione; quindi, l’ansia va ridimensionata a un livello accettabile e adattivo.
Il modo in cui gli adulti significativi parlano della scuola e del futuro scolastico può fare la differenza nel come un adolescente finisce per sentirsi. Frasi del tipo: “Devi impegnarti di più e fare meglio” o anche “Quest’anno non puoi proprio sbagliare” possono, seppur involontariamente, aumentare anche di molto la pressione sullo studente. Pertanto, risulta più utile comunicare la propria fiducia nel processo: “Vediamo insieme quale può essere la miglior organizzazione e cerchiamo di affrontare un problema alla volta”. Il rientro a scuola rappresenta, inoltre, un momento delicato anche per il ritmo sonno–veglia, che va riorganizzato. Durante l’estate molti adolescenti tendono spontaneamente ad addormentarsi e a svegliarsi più tardi, perché escono durante le ore serali. Per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni, il consenso dell’American Academy of Sleep Medicine indica come raccomandazione generale circa 8–10 ore di sonno per notte come ideali (Paruthi et al., 2016): questo può essere un riferimento utile per orientare le abitudini quotidiane degli adolescenti. Particolarmente importante è la regolarità: differenze molto ampie tra gli orari dei giorni scolastici e quelli del fine settimana possono creare un significativo “jet lag sociale”.
Una recente revisione sistematica e metanalisi ha rilevato una piccola ma significativa associazione tra maggior social jetlag e maggior gravità dei sintomi ansiosi negli adolescenti (Ravenhall et al., 2026). Per questo sarebbe opportuno che il recupero del ritmo sonno – veglia non venisse rimandato alla sera prima dell’inizio delle lezioni, ma venisse, invece, progressivamente anticipato l’orario del risveglio e, di conseguenza, anche quello dell’addormentamento.
La luce naturale del mattino, l’attività fisica durante la giornata e una routine serale prevedibile e ben organizzata possono favorire la sincronizzazione del ritmo biologico. Nelle ore precedenti il sonno è, quindi, opportuno ridurre le attività molto stimolanti e l’esposizione prolungata agli schermi. La regola più efficace, però, non è necessariamente il divieto assoluto di fare tardi la sera o utilizzare console o tablet, quanto la costruzione condivisa con l’adolescente di abitudini realistiche e sostenibili nel lungo periodo. Anche i fine settimana meritano attenzione: il desiderio di dormire molto più a lungo quando non c’è scuola può essere comprensibile dopo una settimana impegnativa in cui si è spesso costretti ad alzarsi molto presto, ma oscillazioni troppo marcate rendono più difficile il ritorno alla routine il lunedì mattina. Poiché le famiglie non possono certo modificare l’orario d’inizio delle lezioni scolastiche, i genitori cosa possono fare in concreto per aiutare i figli a cominciare con serenità il nuovo anno scolastico e a mantenere routine adeguate?

Ecco qui di seguito alcuni suggerimenti che possono risultare utili per riorganizzare la routine quotidiana in vista della ripresa delle attività scolastiche:

  1. iniziare qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni a ricostruire una routine simile a quella scolastica, evitando così cambiamenti bruschi e traumatici.
  2. Concordare con l’adolescente orari di sonno e risveglio che siano coerenti e compatibili con l’impegno scolastico, lasciando, però, al figlio uno spazio crescente di responsabilità e autonomia.
  3. Parlare delle preoccupazioni in merito alla scuola senza trasformare ogni conversazione in un interrogatorio sul rendimento. Domande aperte come “C’è qualcosa del rientro che ti preoccupa?” può essere più utile di una sequela di domande su voti e obiettivi da raggiungere per forza.
  4. Ascoltare prima di proporre soluzioni; sentirsi compresi riduce spesso la necessità di difendersi o di minimizzare ciò che si prova; inoltre, l’ascolto attivo favorisce il dialogo.
  5. Cercare di valorizzare sempre l’impegno profuso nello studio, la capacità di chiedere aiuto e supporto, nonché i piccoli progressi compiuti.
  6. Evitare di confrontare il proprio figlio con i fratelli o le sorelle, i compagni di classe o gli amici, perché il confronto può alimentare la percezione di non essere sufficientemente adeguati. Ogni persona è diversa e ha i propri tempi, interessi ecc. 
  7. Mantenere confini chiari e prevedibili, ma senza trasformare il sonno e la scuola in un continuo terreno di scontro. Può essere utile anche concordare una “finestra senza scuola” durante la giornata, per proteggere il necessario recupero psicofisico, e permettere che l’adolescente possa anche fare sport, coltivare le proprie amicizie e trovare degli interessi personali. I giovanissimi, infatti, hanno bisogno anche di tempo non programmato e di esperienze gratificanti: avere tutto il proprio tempo programmato e pianificato in maniera dettagliata può essere controproducente e accrescere l’ansia.

Nei primi giorni dopo il rientro a scuola è possibile osservare una maggiore stanchezza, irritabilità o un maggior bisogno di decompressione: accompagnare questa fase con presenza, gradualità e aspettative realistiche può trasformare il rientro scolastico da fonte di ansia e allarme che finisce per impattare su tutti i membri della famiglia, a occasione di crescita. Infine, è importante distinguere una normale fatica di riadattamento alla routine scolastica da un disagio che merita attenzione clinica. Ansia intensa, frequenti sintomi fisici, insonnia persistente, forte evitamento, assenze ripetute o rifiuto scolastico richiedono un approfondimento con un professionista della salute mentale. 

Bibliografia di riferimento

Carskadon, M. A. (2011). Sleep in adolescents: The perfect storm. Pediatric Clinics of North America, 58(3), 637–647.

Paruthi, S., Brooks, L. J., D’Ambrosio, C., Hall, W. A., Kotagal, S., Lloyd, R. M., Malow, B. A., Maski, K., Nichols, C., Quan, S. F., Rosen, C. L., Troester, M. M., & Wise, M. S. (2016). Recommended amount of sleep for pediatric populations: A consensus statement of the American Academy of Sleep Medicine. Journal of Clinical Sleep Medicine, 12(6), 785–786.

Ravenhall, H., Bellato, A., Chellappa, S. L., & Garner, M. (2026). “Out of sync and overlooked” – Relationship between social jetlag and anxiety in adolescents: Systematic review and meta-analysis. Sleep Medicine Reviews, 89, 102345.

Steare, T., Gutiérrez Muñoz, C., Sullivan, A., & Lewis, G. (2023). The association between academic pressure and adolescent mental health problems: A systematic review. Journal of Affective Disorders, 339, 302–317.

Tekin, I., & Aydın, S. (2022). School refusal and anxiety among children and adolescents: A systematic scoping review. New Directions for Child and Adolescent Development, 2022(185–186), 43–65.

Wheaton, A. G., Chapman, D. P., & Croft, J. B. (2016). School start times, sleep, behavioral, health, and academic outcomes: A review of the literature. Journal of School Health, 86(5), 363–381.

Yip, T., Wang, Y., Xie, M., Ip, P. S., Fowle, J., & Buckhalt, J. (2022). School start times, sleep, and youth outcomes: A meta-analysis. Pediatrics, 149(6), e202

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