Violenza di genere: lo sguardo della complessità sistemica
Quando pensiamo alla violenza di genere, subito ci figuriamo una donna vittima di soprusi e violenza agita da parte di un uomo, spesso un partner o comunque un familiare, una persona vicino alla vittima, che mette in atto aggressioni fisiche e/o sessuali, molestie, coercizione, isolamento emotivo. Non c’è dubbio che le donne siano le vittime più colpite da queste drammatiche dinamiche, che possono sfociare anche nel femminicidio; non possiamo, però, lasciare che la violenza di genere diventi un concetto lineare, “semplice”, perché se ci fermiamo qui, perdiamo di vista alcune verità importanti, su cui non ci si sofferma abbastanza ma che sono necessarie per mantenere una visione complessa di un fenomeno spesso elusivo e sotterraneo.
La violenza di genere: una definizione
Con violenza di genere si fa riferimento a tutte quelle azioni di aggressione: fisica, sessuale, psicologica, emotiva ed economica che derivano da disuguaglianze strutturali esistenti fra i generi: norme culturali, aspettative sociali e ruoli precostituiti sono fattori importanti che sottostanno al fenomeno e all’accettazione di tale violenza nella società di appartenenza. Non si tratta, quindi, soltanto di una questione individuale, ma di un vero e proprio sistema: la famiglia, la comunità e la società possono avallare comportamenti che rientrano nella sfera della violenza di genere.
Le donne: prevalenza, manifestazioni, effetti
Le stime globali suggeriscono che, purtroppo, circa una donna su tre (30%) ha subito, almeno una volta nella vita, violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner intimo o da un non partner. Più specificamente, in Europa risulta che circa un terzo delle donne tra i 18 e i 74 anni dichiara di aver subito violenza fisica, sessuale o psicologica, in contesti domestici, pubblici o sul posto di lavoro, ma risulta anche che soltanto una minoranza di chi ha subito violenza denuncia l’accaduto. Gli effetti a breve e lungo termine di queste aggressioni e violenze subite includono traumi psicologici, che possono dar vita a una significativa sintomatologia ansiosa o depressiva, oppure a un disturbo da stress post-traumatico; danni fisici, complicanze legate alla salute sessuale e riproduttiva, nonché perdita di opportunità socioeconomiche.
Gli uomini come vittime
Esiste anche una violenza contro gli uomini, che spesso è invisibile, minimizzata o passata sotto silenzio per la vergogna. La ricerca, però, mostra che anche gli uomini possono essere vittime, non soltanto di sconosciuti ma anche in ambito domestico. Uno studio tedesco condotto in una clinica forense su vittime di violenza subite da un partner intimo, ha rilevato che il 6,2% dei casi riguardava gli uomini. In India, uno studio in ambito rurale, ha mostrato che addirittura più del 50% degli uomini intervistati dichiarava di aver subito almeno una forma di violenza da parte della compagna o della moglie nella vita. In questi casi, la violenza emotiva risultava più frequente di quella fisica.
La violenza subita dagli uomini per mano della partner spesso non emerge in superficie perché di frequente il percorso di richiesta d’aiuto non parte, poiché viene ostacolato dalle norme sociali legate alla mascolinità, dalla vergogna e dal timore di non essere creduti.
Relazioni, sistemi e cicli della violenza
Nel modello sistemico-relazionale, la violenza non viene colta come un episodio isolato, ma come sintomo emergente di relazioni che possono avere nodi anche molto complessi:
Le norme di genere: che impongono ruoli rigidi o danno origine a stereotipi che ingabbiano le persone (“l’uomo deve essere forte”, “l’uomo non può mostrare debolezza”; “la donna è più emotiva”; “l’uomo non piange”; “la donna è meno incline a studi scientifici”; “E’ normale che la donna lavori meno ore dell’uomo perché deve occuparsi della casa e dei figli”) e finiscono per legittimare il controllo, la dominanza, i pregiudizi e la sopraffazione.
I sistemi familiari: i modelli appresi durante l’infanzia e l’adolescenza, le storie di violenza o abuso subite o a cui l’individuo ha assistito nonché modelli relazionali disfunzionali possono trasmettersi da una generazione all’altra, perpetuando modalità comunicative disadattive e tenere in vita il ciclo della violenza.
Il contesto sociale e culturale: le leggi, la politica, le pratiche istituzionali, le norme sociali adottate in un Paese possono favorire la denuncia o, al contrario, incoraggiare l’omertà e il perpetuarsi di stereotipi e pregiudizi.
Le dinamiche relazionali: nella coppia o nella famiglia, l’equilibrio di potere tra i due partner, le risorse emotive, culturali ed economiche, il senso di appartenenza, il supporto della rete sociale sono tutti fattori che possono proteggere oppure aumentare il rischio di violenza domestica o di genere.
Implicazioni per la psicoterapia sistemico-relazionale
Nel percorso terapeutico che l’individuo intende intraprendere a seguito di violenza subita:
- È necessario esplorare la storia personale, familiare e culturale del paziente, per comprendere come si sono costruite le sue idee sul genere, sul potere, sulla vulnerabilità.
- Bisogna prestare grande attenzione alle dinamiche relazionali attuali: alla comunicazione, ai confini posti o non posti, alle aspettative, alla modalità di espressione dell’aggressività e di gestione del conflitto.
- È importante riuscire a creare uno spazio sicuro e protetto in cui la vittima, qualunque sia il suo genere, possa esprimere liberamente la propria sofferenza senza tema di giudizio e senza sentirsi incoerente rispetto allo schema sociale dominante.
- È opportuno lavorare non soltanto con l’individuo, ma, quando possibile e appropriato, con la coppia, con la famiglia e con la rete sociale esterna, poiché la violenza ha implicazioni relazionali che attraversano più soggetti, come abbiamo visto.
- Risulta fondamentale anche integrare forme di prevenzione primaria, per tentare di arginare il fenomeno: promuovere consapevolezza, educazione emotiva, demolire stereotipi di genere, sostenere risorse comunitarie che favoriscano relazioni paritarie.
In sintesi, possiamo affermare che la violenza di genere è una vera e propria ferita che attraversa il tessuto personale, ma anche relazionale e sociale. È vero che le donne ne sono le vittime principali, spesso in modi più gravi e più frequenti, ma non possiamo fingere che gli uomini non ricoprano mai il ruolo di vittima di violenza. Un percorso di psicoterapia sistemicorelazionale che voglia essere autenticamente efficace non può limitarsi a curare i sintomi portati dalla paziente – o dal paziente – nella stanza della terapia, ma deve guardare al sistema della o del paziente: alle sue relazioni, alle storie attuali e pregresse, ai vincoli culturali a cui sottostà. Soltanto accogliendo la complessità il trattamento può diventare proficua trasformazione: di sé, delle relazioni, della società, nonché rinascita.
Riferimenti bibliografici e sitografici:
Migliaccio, T. A. (2002). Abused Husbands: A Narrative Analysis. Journal of Family Issues, 23(1), 26-52. https://doi.org/10.1177/0192513X02023001002 (Original work published 2002)
Uvelli, A., Ribaudo, C., Gualtieri, G., Coluccia, A., & Ferretti, F. (2024). The association between violence against women and chronic pain: a systematic review and metaanalysis. BMC Women’s Health, 24(321). https://doi.org/10.1186/s12905-024-03097-w.
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/violence-against-women
“Men as victims of intimate partner violence”: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1752928X11001569.
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