Il gruppo dei pari in adolescenza

Si ritrovano nel solito posto di sempre (un parco, una piazza, un locale), qualcuno con lo scooter, altri a piedi, qualcuno con il monopattino o in bicicletta. La scuola è terminata e l’estate è presaga di lunghe e pigre giornate di sole seguite da notti calde e afose da riempire di musica e confidenze, giri per la città che si va spopolando, scherzi goliardici, feste improvvisate e piccole infrazioni alle regole dettate dai genitori. Dagli smartphone di ultima generazione provengono le note di canzoni incomprensibili agli adulti. Finalmente è estate. Finalmente è venuto il tempo di stare con il gruppo in libertà.

Chiunque sia stato adolescente si riconosce almeno un po’ nella scena sopra descritta. Cambiano le mode, cambia la musica, cambiano gli scooter, entrano in scena smartphone, tablet e pc, ma il gruppo dei pari in cui “non si fa nulla”, se non stare insieme e parlare, resta miliare nello sviluppo dei giovanissimi. Se fin verso i 12 – 13 anni prevalgono le amicizie di tipo diadico tra individui dello stesso sesso, “l’amica del cuore” o il “migliore amico”, a cui chiedere supporto, conferma e aiuto, già verso i 14 anni i giovanissimi partecipano attivamente a gruppi sportivi, religiosi o educativi organizzati da figure adulte con lo scopo di “fare delle cose” (Palmonari, 1997), di stare insieme con l’obiettivo di portare avanti un’attività strutturata di un certo tipo. I gruppi informali o compagnie, vengono invece a svilupparsi qualche anno più tardi, intorno ai 15-17 anni, quando la maggior libertà di movimento permette ai ragazzi di spostarsi con più facilità e di affrancarsi dal controllo serrato dei genitori, per condividere esperienze con i coetanei. Seguendo Palmonari (1997, p. 254) possiamo definire questo tipo di gruppo: “… un nucleo di adolescenti che intrattiene una relazione intensa e continuativa, fondata sulla condivisione di un insieme di esperienze, di interessi e di valori, considerati importanti per il singolo e per il gruppo.” Il gruppo informale di coetanei, in cui non è presente nessuna figura adulta che funga da mediatore o guida, permette a chi ne fa parte di sperimentarsi in scelte, atteggiamenti e comportamenti che si distinguono da quelli del proprio nucleo familiare, facilitando il processo di costruzione della propria identità. Il gruppo di coetanei frequentato viene, dunque, a costituire il modello di riferimento e di confronto anche per l’adozione di nuove strategie adatte per la risoluzione di problemi (Palmonari, 1997) e di conflitti, venendo a sostituire i modelli offerti precedentemente dalle figure genitoriali. Anche le amicizie diadiche ed esclusive fino a poco prima così importanti si trovano ad impallidire: è il gruppo nel suo insieme che adesso fornisce supporto, sostegno e guida a ciascuno dei suoi partecipanti. Le cosiddette compagnie si formano all’interno di qualsiasi ceto sociale, ma benché si tratti di gruppi che si aggregano spontaneamente, finiscono generalmente per essere piuttosto omogenee per quanto riguarda ambiente culturale di provenienza, look adottato, musica ascoltata, gergo e tipo di comportamento; questo perché i giovanissimi si scelgono in base a una certa somiglianza, interessi comuni, specifico background culturale ecc. (Palmonari, 1997). Se solitamente non esiste un leader riconosciuto, è pur vero che in ogni gruppo esistono regole e norme che i suoi membri seguono più o meno consapevolmente. Inoltre, nel gruppo vengono ricoperti ruoli diversi, che sono facilmente identificabili per un osservatore esterno (Palmonari, 1997). Gli adulti manifestano spesso perplessità verso questi gruppi il cui scopo sembra in effetti quello di “non far nulla”, ma la compagnia assolve il suo compito proprio permettendo ai suoi membri di sperimentare un tempo dilatato, non definito, in cui ciò che conta è principalmente lo stare insieme senza un obiettivo specifico da raggiungere, soltanto per parlare e, dunque, per scambiarsi opinioni e confidenze, raccontarsi esperienze sia positive che negative, confrontarsi su tematiche di interesse. Un’altra caratteristica che merita di essere messa in luce è che il gruppo dei pari, una volta formatosi, è piuttosto chiuso e rifiutante verso l’accoglimento di nuovi membri, ricercando, quindi, stabilità e coesione.

All’inizio abbiamo accennato all’importanza fondamentale del gruppo dei coetanei per lo sviluppo dell’autonomia e dell’identità dell’adolescente. Si può supporre che sia o comunque sarà ancora così nel prossimo futuro? L’esperienza degli ultimi due anni di pandemia e l’esplosione dei social media anche tra i giovanissimi, fanno presagire lo stabilizzarsi di un drastico cambiamento che vede per tutti, e a maggior ragione per i giovani, minori opportunità di uscite in sicurezza, con conseguente riduzione degli scambi sociali e mantenimento di una distanza fisica che, se va a tutela della salute in un periodo di emergenza sanitaria, va però a scapito del benessere psicologico. Non aiuta il massiccio utilizzo delle piattaforme social, che finiscono per appiattire a scambi di messaggistica e videochiamate, i rapporti sociali anche più stretti. Risulta, quindi, importante stimolare i giovanissimi a coltivare in presenza le proprie amicizie nei limiti di quanto è opportuno in questo delicato periodo della nostra storia.

Riferimento bibliografico:

Palmonari, A. (a cura di).(1997). Psicologia dell’adolescenza. Bologna: Il Mulino.

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