Il rischio di devianza in adolescenza

… Il ragazzo cerca continuamente emozioni forti, quelle che l’adrenalina in circolo riesce a fargli provare. È una giostra di pazze corse spericolate su auto e moto, facendo a gara con gli amici su chi arriva prima. Più grande il pericolo, maggiore l’eccitazione. È un susseguirsi di trasgressioni, di violazione delle regole. Più grave l’infrazione, maggiore l’eccitazione. L’adrenalina non basta mai ed è sempre più difficile ottenere un alto livello di eccitazione, c’è sempre bisogno di qualcosa di nuovo, di qualcosa di più, di spingersi al limite, di mettersi alla prova in esperienze sempre più pericolose

Un comportamento apertamente trasgressivo, in violazione delle norme sociali e/o giuridiche è piuttosto comune nella fascia d’età che va dai 12 ai 16 anni (Palmonari, 1997), quando la confusione legata ai propri cambiamenti fisici e psichici, a volte sorprendentemente rapidi, e all’urgenza di trovare nuove modalità di interagire con il proprio ambiente è al suo picco. Per la maggior parte degli adolescenti si tratta di un periodo di trasgressività transitorio in cui le regole violate sono perlopiù quelle familiari o scolastiche; quindi, in questi casi, viene messo in atto un comportamento finalizzato alla formazione di una propria identità, autonoma e diversa da quelle genitoriali, comportamento che si normalizza con il consolidamento della propria identità. Tuttavia, esiste una minoranza di adolescenti per cui il comportamento trasgressivo non è temporaneo ma si cristallizza, trasformandosi in comportamento antisociale o devianza. Le infrazioni commesse da questi adolescenti possono anche essere gravi (furti, rapine, aggressioni, prostituzione ecc.), a differenza di quelle commesse dai loro coetanei, che solitamente si limitano a violazioni di poco conto (per esempio, non obliterare il biglietto dell’autobus o salire su un treno senza biglietto). Molti dei comportamenti violenti messi in atto da questa minoranza riguardano il mondo scolastico, come per esempio gli atti di bullismo e cyberbullismo nei confronti dei compagni e gli atti di vandalismo verso gli edifici della scuola o verso la mobilia che contiene. Va sottolineato che il fenomeno della devianza adolescenziale non riguarda soltanto le classi economicamente e socialmente svantaggiate, ma si ritrova in tutte le classi sociali, “… emergono”, infatti, “[…] nuove tipologie di disadattamento e di devianza giovanile «da benessere», legate alla spinta al consumismo e al possesso di beni materiali…” (Palmonari, 1997, p. 328). Si tratta, dunque, di un fenomeno che è trasversale alle varie condizioni sociali, anche se gli individui che vivono in condizioni di marginalità sono maggiormente a rischio di sviluppare un comportamento deviante.Va però tenuto presente che esistono grandi differenze interindividuali in ogni classe sociale anche relativamente a questo fenomeno: importante, perciò, risulta conoscere quali sono i fattori di rischio per l’assunzione di un comportamento antisociale. Da alcune ricerche condotte negli anni Novanta del secolo scorso (Palmonari, 1997), emerge che la presenza di problematiche significative legate alla sfera della condotta a 13 anni è in correlazione con i comportamenti delinquenziali e l’abuso di alcolici; inoltre, risulta che se un individuo ha commesso un reato prima dei 15 anni, è più probabile che mantenga un comportamento deviante anche tra i 15 e i 20 anni d’età; allo stesso modo, gli adulti con un comportamento deviante stabile solitamente hanno infranto più leggi nel periodo dell’adolescenza. Di fatto, emerge che più precoce è l’età in cui hanno inizio i comportamenti trasgressivi e maggiore sarà la probabilità che tali comportamenti si cristallizzino nel tempo. Fattori protettivi contro il rischio di devianza in adolescenza risultano, invece, essere: un buon accudimento infantile, l’assenza di gravi malattie, uno sviluppo cognitivo nella media, un ambiente scolastico educativamente adeguato e una buona carriera scolastica, nonché buoni rapporti interpersonali con i coetanei e un’attiva partecipazione alle varie attività sociali (Palmonari, 1997). Si evince da questa breve carrellata come fattori familiari, temperamentali e ambientali si intreccino strettamente nel fornire efficaci risorse all’individuo in via di sviluppo, al fine di poter agire nel suo ambiente in maniera adeguata e conforme alle norme accettate dalla società, pur nella sfera della propria libertà di pensiero e di azione. Un adolescente ben integrato, dotato di un’adeguata dose di autostima e di un buon senso di autoefficacia, infatti, non sarà un conformista, ma un individuo dotato di una propria capacità di pensiero critico che metterà alla prova nelle sfide quotidiane che la vita gli proporrà, con senso della misura, della morale e dell’etica. Famiglia e scuola possono (e devono) lavorare in sinergia affinché i giovanissimi riescano a sviluppare le proprie risorse, le proprie capacità e la propria identità in un clima il più possibile sereno e stimolante.

Quando il disagio giovanile è troppo intenso o fonte di profonda sofferenza, ansia e stress è opportuno rivolgersi a un professionista qualificato per un consulto.

Riferimento bibliografico:

Palmonari, A. (a cura di).(1997). Psicologia dell’adolescenza. Bologna: Il Mulino.

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