IL TERROR PANICO

Sale all’improvviso. È un’esplosione, una vampata, un tremito incontrollabile. La sensazione è quella di andare in mille pezzi, con frammenti di sé che schizzano ovunque come proiettiliimpazziti. Il respiro si mozza, il diaframma si chiude, il sudore ruscella lungo il corpo. I colori, i suoni… tutto è diverso, minaccioso, surreale, distorto. Come in un film psichedelico. Il controllo sui propri arti è quasi impossibile: parestesie, formicolii, rigidità. La mia faccia non è più la mia faccia: non ne percepisco più gli elementi, è una cosa molle e informe che è come se si sciogliesse. Non so più dove sono e chi sono, il cuore galoppa impazzito… Forse sto avendo un infarto. Sto per morire o soltanto per impazzire?

Chiunque si riconosca in questa breve descrizione sa cosa significa essere in balìa di un attacco di panico.

Il termine “panico” ha un’etimologia greca che rimanda alla figura mitica di Pan, dio dall’aspetto metà umano e metà bestiale che rappresentava la paura ancestrale e irrazionale legata alle manifestazioni naturali. Pan, con il suo aspetto di capra e con le sue urla agghiaccianti, terrorizzava, infatti, le ninfe dei boschi, che fuggivano come impazzite al suo avvicinarsi. Panico, dunque, nel senso di terrore incontrollabile difronte a cui la ragione è impotente e paralizzata.

Secondo il DSM – 5 (APA, 2014), il disturbo di panico o DP, presentato nel manuale insieme agli altri disturbi d’ansia, può essere diagnosticato se vengono soddisfatti alcuni criteri, quali: soffrire di ripetuti attacchi di panico con sintomi come tachicardia, tremore incontrollabile, senso di soffocamento, senso di derealizzazione e/o di depersonalizzazione, parestesie ecc. e soffrire di una forte preoccupazione legata alla possibilità che gli attacchi di panico si ripresentino. Chi soffre di queste crisi, poiché esse sono generalmente inaspettate e imprevedibili, tende a ritirarsi dalla vita sociale per paura di cadere preda di un attacco durante una serata con gli amici, in una riunione di lavoro oppure alla guida di un autoveicolo, cosa che innesca un circolo vizioso che alimenta l’ansia e la paura, mantenendo deflesso il tonodell’umore dell’individuo. D’altro canto, alcune persone che soffrono di questo disturbo sviluppano un forte timore di rimanere da sole, soprattutto se devono lasciare la propria abitazione ed escono soltanto se accompagnate da qualcuno di cui si fidano, sviluppando così una forma di dipendenza verso familiari, compagni o amici. I sintomi di tipo fisico di un attacco di panico sono pervasivi e vissuti come minacciosi, tanto da innescare la paura di poterli provare nuovamente, con una significativa riduzione della qualità di vita della persona che ne soffre. Ciò che spaventa maggiormente l’individuo che ha esperito un attacco di panico è proprio il fatto di non riuscire a trovare una vera e propria causa scatenante per l’episodio e di sentirsi, quindi in balìa di qualcosa che potrà ripresentarsi in maniera imprevedibile.Nonostante le crisi di panico siano solitamente piuttosto brevi (hanno una durata di alcuni minuti e raramente superano l’ora), esse sono in grado di mantenere l’individuo che ne soffre in uno stato di continua apprensione, tensione e ipervigilanza che, di fatto, aumentano il suo livello d’ansia, rendendo più probabile il manifestarsi di una crisi di panico. Benzodiazepine e antidepressivi della classe SSRI sono le terapie farmacologiche d’elezione per questo disturbo, ma i farmaci devono essere assunti sempre sotto stretto controllo medico ed è auspicabile che siano accompagnati da un trattamento psicoterapeutico e psicoeducativo in grado di andare alla ricerca delle cause che hanno instaurato il disturbo e di ridimensionare i timori del paziente legati ai sintomi fisici e psicologici che esperisce durante una crisi (paura di avere un infarto, paura di non riuscire a muoversi o a respirare, paura di stare per impazzire ecc.).

La tecnica EMDR (Eye movement desensitization and reprocessing) si è dimostrata una terapia molto efficace nel trattamento di questo disturbo, come illustra Elisa Faretta nel suo testo “EMDR e disturbo di panico – dalle teorie integrate al modello di intervento nella pratica (2018), in cui presenta il protocollo di intervento suddiviso in 8 fasi. Bisogna sottolineare che una parte importante del protocollo per questo disturbo riguarda la psicoeducazione, la quale è indispensabile affinché il paziente ridimensioni le proprie paure legate ai sintomi psicofisici della patologia e per l’individuazione della stimolazione bilaterale adeguata al caso. La tecnica EMDR può dimostrarsi di valido aiuto nel trattamento del disturbo di panico proprio perché lavora sui traumi vissuti dall’individuo, dato che gli stessi attacchi di panico sono vissuti da chi li esperisce come degli eventi che hanno in comune con i traumi il terrore incontrollabile che provocano. Inoltre, la tecnica EMDR ben si adatta ad essere integrata nell’approccio sistemico familiare perché ricerca la desensibilizzazione alle esperienze traumatiche vissute, che, una volta individuate, possono essere affrontate in ottica sistemica, andando successivamente a modificare le dinamiche familiari che hanno innescato la patologia (Spolador, 2013). Poiché il disturbo di panico è invalidante per chi ne soffre, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista della salute mentale, dopo aver escluso altre possibili cause tramite accertamenti medici.

Riferimenti bibliografici:

APA, (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione.  Milano: Raffaello Cortina Editore.

Faretta E. (2018). EMDR e disturbo di panicodalle teorie integrate al modello di intervento nella pratica Edra Editore

Spolador, T. (2013). Approccio terapeutico integrato: terapia sistemica individuale e EMDR analisi di un caso clinico. www.emdr.it/pubblicazioni/tesi-spolador.pdf

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